IL DESTINO DEI MALOU
di George Simenon
Roberto Gaudenzi
George Simenon è conosciuto dai più per essere il padre del commissario Maigret, protagonista di settantacinque romanzi e svariati racconti ma la cifra totale di opere scritte da Simenon supera le 400 (cifra ancora imprecisa) quindi gran parte dei suoi romanzi non vede presente il celebre commissario.
Uno di questi è Il destino dei Malou, scritto in Florida nel 1947 con stile asciutto, privo di fronzoli, cifra consueta in Simenon.
Un romanzo di formazione alla ricerca di un padre che vede come protagonista Alain Malou, diciassettenne trovatosi orfano per il suicidio teatrale del genitore, Eugene Malou, che si spara un colpo di pistola sulla soglia della casa di un creditore, in strada.
I suicidi in genere avvengono privatamente, nel chiuso di disperazioni solitarie, comunque la sua morte così ostentata sembra essere accolta senza grossi traumi da parte del resto dei famigliari: la figlia, libertina e spregiudicata, è indifferente, così la moglie e il primo figlio avuto da una relazione precedente. La casa signorile in cui hanno vissuto i Malou, già in buona parte inaccessibile per pignoramento, viene abbandonata definitivamente per essere messa all’asta. Alain andrà ad abitare in una pensione, e la sorella Corine vivrà da mantenuta con un medico già sposato.
Alain, alla ricerca di indipendenza economica, lascia la scuola e trova un lavoro in una tipografia da cui verrà licenziato a causa di una scenata avvenuta tra la sorella e la moglie dell’amante.
Le dicerie di una cittadina di provincia, che marchia i Malou con il ferro rovente del passato spregiudicato del padre, che licenzia Alain non per sua colpa ma per intemperanze della sorella, per la sua dissolutezza, per la frivolezza della madre che per altro se ne va a Parigi poco preoccupata di lasciare in balia degli eventi il figlio minorenne, fanno di Alain la vittima di tutta la storia; vittima che comunque si desta da una sorta di torpore adolescenziale alla ricerca delle ragioni del padre e del proprio posto nel mondo.
Dalle testimonianze divergenti della sorella Corine e dell’amico del padre, un ex galeotto, si ricompone agli occhi di Alain la fisionomia del genitore. Solo attraverso il lutto e nell’assenza definitiva che ferma nel tempo il senso di una vita è possibile una forma di mitizzazione che accogliendo tutte le ambiguità e i possibili significati del mito renda accettabili le contraddizioni di una vita vissuta.
