IO VADO BENE COSÌ

𝐏𝐚𝐠𝐒𝐧𝐞 𝐝𝐒 π’π©πžπ«πšπ§π³πš #2

Chiara Vigilante

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𝐼𝑙 π‘‘π‘’π‘ π‘‘π‘œ, π‘β„Žπ‘’ π‘π‘’π‘π‘π‘™π‘–π‘β„Žπ‘–π‘Žπ‘šπ‘œ 𝑖𝑛 3 𝑒𝑠𝑐𝑖𝑑𝑒, 𝑣𝑖𝑒𝑛𝑒 π‘Ÿπ‘–π‘™π‘Žπ‘ π‘π‘–π‘Žπ‘‘π‘œ π‘π‘’π‘Ÿ 𝑔𝑒𝑛𝑑𝑖𝑙𝑒 π‘π‘œπ‘›π‘π‘’π‘ π‘ π‘–π‘œπ‘›π‘’ 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 π‘Žπ‘’π‘‘π‘Ÿπ‘–π‘π‘–.

IO VADO BENE COSÌ 

Se solo qualche anno fa mi avessero posto una domanda sulla mia speranza
avrei sicuramente risposto
che significava sperare diΒ riuscire a realizzare i miei sogni,

ottenere dei buoni risultati,Β 
cercare di dare sempre il massimo,
continuando a pretendere tanto, a volte forse troppo, da me stessa;
tentare di essere la versione migliore di me
o forse quella che pensavo gli altri si aspettassero;
sperare di riuscire ad essere come gli altri,
senza sentirmi così diversa da tutto e tutti.

Eppure, ora, so per certo che
la speranza, la mia speranza,
non la voglio piΓΉ riporre in pensieri
che puntano solo a mettermi dentro un’etichetta prestabilita.

Oggi io voglio sperare che, nel futuro prossimo,
io non permetta piΓΉ a dei numeri, dei giudizi o delle parole
di farmi sentire inadeguata.

Spero che le persone che amo possano essere felici
e di poterle vedere inseguire i loro sogni,
accompagnandole in questo strano e tortuoso percorso
chiamato vita.

Spero di non dimenticarmi di quanto fosse bello essere bambini.Β 
Spero di riuscire a dirmi β€œbrava” qualche volta,
riuscendo a godere delle mie piccole conquiste,
senza attribuire il mio valore a queste.

Spero di non esitare mai a guardarmi dentro e chiedermi come sto.
Spero di poter ripensare a questi anni
ed essere felice di essermi trattata con maggiore gentilezza.

Ed infine voglio sperare di sentirmi felice e viva,
di non spegnere la mia identitΓ  per sentirmi piΓΉ simile agli altri,
perchΓ© forse il mio modo di essere
non sarΓ  mai uguale a quello della maggior parte delle persone della mia etΓ .

Spero di poter finalmente dire,
β€œva bene così”,Β 
β€œio vado bene così”.

La mia speranza Γ¨ imparare ad amare me stessa,
senza sentire il bisogno di essere qualcun altro.


Nella foto di Gianni Caminiti: nella modalitΓ  Silent, il pubblico alla proiezione de “il filo della Speranza”

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