DIRE MAIRA

Romanzo di Chiara Resenterra

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Una vita, tante vite. Una donna, tante donne.
Dire Maira è addentrarsi nella storia di Silvia per poi uscirne
come da uno specchio. Lo specchio che riflette ogni donna.
Ogni donna è Silvia.
Allo specchio costruisce l'immagine che è prima di tutto
nei desideri degli altri.
Per sopportarne le violenze non resta che anestetizzarsi.
Può capitare, però, che mettendosi in viaggio attraverso
luoghi e incontri, la maschera inizi a sciogliersi.
Nuovi e autentici desideri in Silvia prendono il sopravvento.
Lo specchio rivela la sua vera essenza. Una donna, piena.
Incontro dopo incontro.
Fino a quello decisivo: quello con Maira.

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Un romanzo che è un DJ set. Si può leggere tutto di un fiato oppure lasciandosi guidare dai tempi della musica:
un sentiero tracciato dalle canzoni durante il racconto, seguendo le indicazioni dei simboli.

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Chiara Resenterra, nata e cresciuta tra Bergamo e Milano,
è laureata in Scienze dell'Educazione presso l'Università Cattolica,
dove ha conseguito anche il Master in Progettazione Pedagogica
nei settori della giustizia civile e penale.

Pedagogista di giorno e DJ rockettara di notte, ha coltivato
le due grandi passioni della sua vita, lavorando da anni
nel sociale e nella scuola (in particolar modo con disabilità e
Disturbi Specifici dell'Apprendimento) a contatto con
adolescenti e giovani adulti e da 10 anni in numerosi locali dell'area bergamasca e milanese.

Accanita lettrice, Dire Maira è il suo romanzo d'esordio.

Per favorire l'accessibilità al testo anche a lettori Dislessici si è scelto di utilizzare Font ad alta leggibilità e di giustificare a sinistra l'impaginazione.

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Tratto da DIRE DI MAIRA - Postfazione di Gianni Caminiti
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[...] LA SEMPLICITA' DEL BENE
Per tutte le altre Silvia narrate nel romanzo, quelle momentaneamente disperse nel mondo, mi piace pensare che, prima o poi, trovino una vita soddisfacente e vera. E' la seconda parte del romanzo. Quella nella quale, dopo tante "anestesie", nella semplicità della vita quasi comunitaria, dell'amicizia profonda, dell'amore materno, della natura, Silvia trova finalmente il suo "senso". Ognuno ha il suo. Quello che trova Silvia è solo uno dei possibili. Ma per lei è l'unico. Senza quell'unico senso, unico per ognuno di noi, come ognuno di noi è unico ed irripetibile, senza prendere a piene mani il coraggio di provare a viverlo, lasciando Sì tutto ma per torvare Tutto, non si può arrivare laddove ognuno dovrebbe. Ovvero pienamente ad oincontrare se stessi. Uscire da un senso unico per arrivare a comprendere ed incontrare il personale unico senso. [...]

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