SmaniaTea by Jurga

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Narrazione con la tazza di tea in mano
rubrica a cura di Jurga Po

 

𝐂𝐇𝐄 𝐓𝐄̀ 𝐁𝐄𝐑𝐄 𝐂𝐎𝐍 𝐋𝐀 𝐏𝐈𝐙𝐙𝐀 

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𝘝𝘪𝘯𝘰, 𝘣𝘪𝘳𝘳𝘢, 𝘤𝘰𝘤𝘬𝘵𝘢𝘪𝘭… 𝘛𝘶𝘵𝘵𝘢 𝘳𝘰𝘣𝘢 𝘤𝘩𝘦 𝘨𝘪𝘢̀ 𝘴𝘢𝘱𝘱𝘪𝘢𝘮𝘰. (𝘺𝘢𝘸𝘯) 
𝘊𝘰𝘴𝘢 𝘴𝘪 𝘣𝘦𝘷𝘦 𝘤𝘰𝘯 𝘶𝘯𝘢 𝘔𝘢𝘳𝘨𝘩𝘦𝘳𝘪𝘵𝘢, 𝘶𝘯𝘢 𝘔𝘢𝘳𝘪𝘯𝘢𝘳𝘢 𝘰 𝘶𝘯𝘢 𝘱𝘪𝘻𝘻𝘢 𝘧𝘳𝘪𝘵𝘵𝘢? 𝘋𝘪𝘱𝘦𝘯𝘥𝘦 𝘥𝘢𝘭 𝘵𝘰𝘱𝘱𝘪𝘯𝘨: 𝘰𝘭𝘵𝘳𝘦 𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘤𝘭𝘢𝘴𝘴𝘪𝘤𝘢 𝘣𝘪𝘳𝘳𝘢, 𝘦̀ 𝘴𝘦𝘮𝘱𝘳𝘦 𝘱𝘪𝘶̀ 𝘥𝘪𝘧𝘧𝘶𝘴𝘢 𝘭’𝘢𝘣𝘪𝘵𝘶𝘥𝘪𝘯𝘦 𝘥𝘪 𝘢𝘤𝘤𝘰𝘴𝘵𝘢𝘳𝘦 𝘤𝘩𝘢𝘮𝘱𝘢𝘨𝘯𝘦 𝘦 𝘴𝘱𝘶𝘮𝘢𝘯𝘵𝘪 𝘪𝘵𝘢𝘭𝘪𝘢𝘯𝘪, 𝘮𝘢 𝘢𝘯𝘤𝘩𝘦 𝘪 𝘤𝘰𝘤𝘬𝘵𝘢𝘪𝘭.
𝘝𝘢𝘯𝘪𝘵𝘺 𝘍𝘢𝘪𝘳, 2019 

Cosa bere con la pizza? Birra, ovviamente. O almeno così vorrebbe la tradizione. In realtà anche il vino potrebbe essere un’ottima soluzione. 
La cucina italiana, 2019 
Il venerdì non prendo subito l’autobus dopo il lavoro, ma vado da Tesco Metro all’angolo, dietro l’ufficio, e mi compro una pizza margherita, del Chianti e due bottiglie grandi di vodka Glen’s. Quando arrivo a casa, mangio la pizza e bevo il vino. La vodka la tengo per dopo. 
Gail Honeyman, Eleanor Oliphant sta benissimo 
Insomma, Margherita, cambiamo un po’! Ti presento la Camelia Sinensis, per amici Tè 

Qual è il primo pensiero che vi balza in mente alla vista del binomio tè e pizza? 
1. WTF?! 
2. E perché? 
3. Wow, voglio provare! Che tè mi consigli? 

Se è stato il wft, allora siete proprio come me quindici anni fa quando, arrivata in Italia, ho scoperto l’abbinamento pizza e coca-cola. Ora che sapete come ci si sente, passiamo al punto #3. Il perché ve lo riassumo alla fine. 

Quindi, che tè va d’accordo con la pizza? Se fossi una tea sommelier certificata, direi: Con la frutti di mare, un delicato bianco cinese oppure un verde giapponese le cui note marine si sintonizzano su quelle dei gamberi e delle seppioline. 
Un Darjeeling di secondo raccolto è un buon compagno per la classica margherita con bufala – le vibes astringenti del tè indiano fanno esaltare l’umami del formaggio. 
La quattro stagioni? Perfetta in compagnia dello Shu Puerh – non tanto per la coerenza di gusti quanto per il potere detox del tè fermentato cinese. 
La lista potrebbe andare avanti, gli abbinamenti sono infiniti, e sono tutti ok. 

Da appassionata, vi dico: just do it. Fatevi un tè qualsiasi. Indiano, cinese, giapponese, georgiano. Verde, bianco, giallo, oolong, o rooibos. In foglia o in bustina. A me in questo momento piacciono i sapori tostati – dalle note legnose dell’Hojicha Dark Roast ai sentori nocciolati del Tie Kuan Yin. Sperimentate tè diversi e scoprirete quale fa per voi.
Ah, il perché è semplice: il tè vi farà bene, la coca-cola – no. 

Tè o pizza? is the new Testa o croce .

Articolo e Foto di © Jurga Po - 29 aprile 2021

marco
 

CHI NON RISCHIA
NON BEVE TÈ

In principio era una reazione. Istintiva, umana. Immagina una scena. Sei seduto sotto un albero, al limitare del bosco. Hai appena acceso il fuoco per far bollire dell’acqua quando, mosse da un venticello improvviso, delle foglioline di una pianta sconosciuta cadono nel pentolino. Come reagisci?

A. Dici “Bleah” e getti via l’acqua – preferisci patire la sete.
B. Dici “Mhm… fammi assaggia’ ‘sto infuso” e lo assaggi.

Ecco, Shen Nong, l’imperatore cinese vissuto nel Neolitico 5000 anni fa, ha optato per la B. Era un tipo in gamba, lo chiamavano il Divine Farmer, "Contadino Divino". Diciamo che era abituato a mangiare erbe e piante sconosciute – le raccoglieva, le assaggiava e poi decideva se erano da catalogare come curative o nocive. Era il suo lavoro, la sua vita – non sempre rose e fiori, anzi lamponi e mirtilli, ma gli piaceva. Quel giorno, però, aveva un tantino esagerato – si era avvelenato ben 72 volte (un numero speciale, nell’antichità orientale). Ora, moribondo, stava aspettando che l’acqua bollisse e invece sono cadute quelle foglie. Ha deciso di assaggiarle.

E poi?

E poi, niente. Non è morto e ha inoltre scoperto il tè. Disintossicato e rinvigorito dall’infuso, è tornato dal bosco per condividere la scoperta con il suo popolo. Il resto è storia – storia di relazioni umane intorno alla bevanda più bevuta al mondo dopo l’acqua. Incontri, scontri, guerre, amicizie, matrimoni, spionaggi, regali, rituali… In ognuna di queste storie, se le guardi in controluce, scorgi la sottile trama delle venature della foglia di tè.
Foglie di tè di mille forme, colori, sapori.
Foglie scure e raggrinzite, pressate a forma di mattonella, come quelle che Wencheng, la principessa cinese della dinastia Tang (618-907) porta al suo futuro sposto re del Tibet Songsten Gampo; da quel gesto nasce il commercio del tè in cambio di cavalli.
Foglie sfuse, verdi e nere, racchiuse in casse di legno, come quelle che nella notte del 16 dicembre del 1773 i coloni americani gettano in mare nel porto di Boston in atto di protesta contro il governo britannico.
Foglie lunghe, attorcigliate e fragranti, appena raccolte, come quelle che il presidente Mao regala – 50 grammi esatti – a Richard Nixon durante la sua visita in Cina nel 1972; impermalito per la quantità, a suo avviso irrisoria, il presidente americano in seguito scopre che invece ha ricevuto la metà del raccolto annuale di una chicca super pregiata.

Quante storie, quante avventure! Vissute e da vivere… Un bel “Batti Cinque” al Divino Contadino per aver scelto la risposta giusta – per tutti noi.

Articolo e Foto di © Jurga Po - 10 febbraio 2020
editing della foto Chiara Resenterra

marco
 

KŪČIUKAI
MINI GRISSINI LITUANI RIVISITATI AL TÈ MATCHA

(Voglio sentirmi come se fossi da qualche parte a cui appartengo)

"Mamma, perché li fai solo alla Vigilia? Vorremmo mangiarli tutti, tutti i giorni!"

Noi bambini che ogni anno tentavamo di sovvertire la tradizione e far sbarcare nel menù della quotidianità quelli che sono considerati il simbolo della Vigilia lituana: i kūčiukai, mini grissini ai semi di papavero serviti immersi in una scodella di latte vegetale di papavero. Ma niente da fare, la risposta della mamma arrivava sempre uguale, invariabile come le dosi di farina e lievito:

"Se li faccio tutti i giorni, smetteranno di essere kūčiukai".
Amen.
Poi, 30 anni dopo, un pensiero:
"Ma se ci aggiungo del tè Matcha? Un po' deus ex machina, un po' una licenza poetica, grazie alla quale i kūčiukai diventerebbero normalissimi (o quasi) grissini (sempre)verdi."
Hallelujah!

Ecco la ricetta.
Ingredienti:
- 250 g di farina
- 125 ml di latte (ok anche acqua)
- 10 g di lievito fresco
- 50 g di zucchero
- 1 cucchiaino di sale
- 2 cucchiai di olio evo
- 25 g di semi di papavero
- 1 cucchiaino di tè verde Matcha

Procedimento:
1. Setacciare la farina.
2. Far sciogliere il lievito con poco zucchero e un cucchiaio di latte tiepido.
3. Mescolare il restante latte con sale, zucchero e olio; unire il lievito sciolto; aggiungere un po' di farina e lasciare a lievitare per mezz'ora in un posto tiepido e riparato.
4. Aggiungere la restante farina, semi di papavero e la polvere del Matcha; lavorare l'impasto con le mani fino a ottenere un composto omogeneo e elastico. Coprirlo e lasciarlo lievitare per 1,5 ore.
5. Trascorso il tempo di lievitazione, prelevare una piccola parte di impasto e stenderlo con le punte delle dita per ottenere dei filoncini, spessi 1 cm, e tagliarli a tocchetti. Procedere così con il resto dell'impasto.
6. Cuocere al forno a 190°C per 6-10 minuti.
7. Servire immersi in un bicchiere di latte di papavero al tè Matcha.

Siete pronti a provarli?

Aticolo e foto di ©Jurga Po - blog Prima Infusione - 14 gennaio 2020
editing della foto Chiara Resenterra

Linda's Stories
 

TEA ADVENT CALENDAR:
CONTARE I GIORNI AL NATALE A SORSI DI TÈ

Di cosa è fatto il calendario dell’Avvento?

Sto scrivendo questo post con voluto ritardo: parlare dell’calendario dell’Avvento il 20 dicembre non ha molto senso - se per senso si intende la promozione del xmas shopping. Ma l'unica promo che interessa a me è quella di diffondere la cultura e l'♡ del tè.

Di cosa è fatto quindi il classico calendario dell'avvento? Vediamo un po': "
1° dicembre: zucchero, burro di cacao, latte intero in polvere, pasta di cacao, grasso vegetale, lattosio, latte scremato in polvere, nocciole, lecitina di soia, estratto di malto d’orzo, aromi. Cacao 30% minimo.
2 dicembre: zucchero, burro di cacao, latte intero in polvere, pasta di cacao, grasso vegetale, lattosio, latte scremato in polvere, nocciole, lecitina di soia, estratto di malto d’orzo, aromi. Cacao 30% minimo.
3 dicembre: zucchero, burro di cacao, latte intero in polvere, pasta di cacao, grasso vegetale, lattosio, latte scremato in polvere, nocciole, lecitina di soia, estratto di malto d’orzo, aromi. Cacao 30% minimo."
- Lista ingredienti, Lindt Advent Calendar
E così per i successivi 21 giorni, ogni anno, per anni – con tutto quel grasso di palma 😱
Ok, sotto il punto di vista de gustibus non si può dire niente, ma il momento de ingredientibus, secondo me, è migliorabile. Perché se è proprio necessario condire l’attesa di Natale con degli ingredienti, preferisco sceglierli con un po' di fantasia.
Considerate questi esempi:
"6 dicembre: Rooibos, cannella, zenzero, carota – Rooibos Carot Cake.
8 dicembre: fiori di ibisco, pezzi di mela, scorze di rosa canina, pezzi di zenzero, aromi, petali di fiori – Carcadet Noel à Paris.
11 dicembre: tè verde, citronella, aromi (kiwi, cetriolo, mela verde) – Happy Green."
- Lista ingredienti, Dammann Frères Tea Advent Calendar
E così per i successivi 21 + 1* giorni, in cui si alternano tè neri e verdi, bianchi e olong, rooibos e tisane, e infusi di frutta.
I Tea Advent Calendar fanno parte dei cosiddetti calendari dell’Avvento alternativi (alternativi cioè ai "cacao 30% minimo”). Ce ne sono tanti, tantissimi - per tutti i gusti e per tutte le tasche. Oltre al bellissimo calendario della casa francese Dammann Frères, trovo stupendi quelli di Fortnum & Mason, Palais des Thés, Pukka ecc.
"Where there's is tea, there's hope",
recita il celebre slogan - parlare della speranza, quando se non a Natale ;
* La 25ma finestrella non è presente in tutti i Tea Advent Calendars;
in quello di Dammann c'è.

Un po’ di storia Inizio dalla mia personale:
nella mia bianconera infanzia sovietica non c'erano calendari dell’avvento.
L'unico avvento riconosciuto era quello del C, ma le sue finestre era meglio non aprirle, anzi sarebbe stato meglio murarle del tutto.
Sarà per questo che non ho sviluppato un legame affettivo con le 24 finestrelle dell'Avvento.

Articolo e foto di ©Jurga Po - 20 dicembre 2019
Editing della foto: Chiara Resenterra

Linda's Stories
 

HALLOWEEN CON MORALE
NON TUTTI I CAPPELLI A CONO SONO DA STREGA.
LA VERA STORIA
DIETRO LA FOTO
“WITCHES TEA PARTY”

Trick or treat, or… tea?
Una domanda che nella testa di una tea lover sorge spontanea con l’avvicinarsi della festa più macabra dell’anno. Ma mentre penso alle miscele più indicate per un Vamp Tea Cocktail da accompagnare il party della notte del 31 ottobre, mi balza alla memoria un’immagine, quella delle otto anziane vestite di nero con lunghi cappelli a cono, sedute ad un tavolo all’aperto a prendere il tè.

Ce l’avete presente?
Su Google è conosciutissima: è il primo risultato che restituisce digitando “Witches Tea Party”.

Ma sono streghe?
Beh, ovvio. Vecchie, avvolte nei mantelli neri e con in testa quei cappelli a cono, chi altro possono essere? Gli occhi di tutte, tranne una che fissa dritto l’obbiettivo, sono puntati su quella che sta seduta a capotavola (a destra) e che dà l’aria di essere più ricca, più a suo agio, rispetto alle socie. La tradisce anche la sua scarpa, lucida e appuntita, che spunta da sotto il tavolo, quasi fosse un essere autonomo. Ricoperto di broccato pesante, il tavolo invece è spoglio di ogni elemento must dei tea time all’inglese: non ci sono teiere né zuccheriere e non c’è una traccia di biscotti o scones.
Solo due libri – uno aperto, l’altro chiuso – poggiati sui lati del tavolo.
Dettagli sufficienti per innescare la nostra immaginazione che ci porta a vedere una congrega delle streghe!
C’è un ma, però. Ed è racchiuso nel titolo originale della fotografia (datata anni ’20) che recita:
“Not a modern witches’ council but members of the Holy and Undivided Trinity of Castle Rising, Norfolk, England”. (Non un consiglio delle streghe moderne ma membre della Santa e Indivisa Trinità di Castle Rising, un villaggio della contea del Norfolk, Inghilterra.)
Dalle streghe alle… beneficiarie di carità.
Il titolo rivela quindi un contesto diametralmente opposto. Altro che streghe e la magia nera!
Le vecchiette erano beneficiarie della carità dell’Ordine della Santa e Indivisa Trinità, fondato dalla Chiesa Cattolica nel 1610 con lo scopo di aiutare donne anziane in povertà.
Che tipo di aiuto? Cibo, alloggio e un nuovo completo di vestiti. Quel loro outfit nero – che in realtà era rosso ma la fotografia a colori negli anni Venti era ancora un divenire – fungeva da divisa e facilitava la loro identificazione come beneficiarie di carità. I mantelli e i cappelli lunghi erano pratici, relativamente economici – vista l’età delle vecchiette, spesso venivano indossati per un anno o massimo due e poi passavano alle new old entry – e in linea con l’abbigliamento delle donne nel ‘600. E così di generazione in generazione, fino a giungere al 1920…
A proposito del Vamp Tea Cocktail
Se proprio volete cimentarvi nella preparazione di un tea cocktail un po’ spooky, vi lascio un paio di link:
• Twilight Tea Cocktail di Gordon Ramsay (a base di Lapsang Souchong, vodka e puree di zucca) (https://www.gordonramsayrestaurants.com/…/twilight-tea-coc…/)
• The Vampire’s Dinner (a base di Rooibos, rum e arance rosse), The Goblin’s Lunch (Earl Grey e Vodka) e The Ghost’s Breakfast (a base di Chai, whiskey e latte) di Numitea (https://blog.numitea.com/tea-infused-halloween-cocktails/)
Buon Halloween! 

Articolo di ©Jurga Po - 31 ottobre 2019
Editing della foto di Chiara Resenterra

un frame del film "ombra e il Poeta"

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