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BLOG SULLA SCUOLA

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di Ā© Gianni Caminiti - 7 agosto 2020
SmaniaSchoolWeek #5


Le attivitĆ  di uno psicologo nella scuola sono tante e dipendono, ovviamente, anche dalle fasce d'etĆ  di cui si occupa.
TenterĆ² un semiserio elenco, assolutamente non esaustivo, delle aree di intervento nella scuola di noi psicologi partendo dai reali incarichi a me affidati.

šŸ) šŽš¬š¬šžš«šÆššš³š¢šØš§š¢.
Una cosa per nulla semplice. Per osservare qualcosa in una classe devi essere capace di essere o cosƬ coinvolto da essere considerato parte del gruppo, o essere talmente un ā€œarredoā€ da non essere nemmeno notato.
Semplice no? Quando un ragazzo ti appende il giubbotto sulla testa sai di esseci riuscito.

šŸ) š‚šØš„š„šØšŖš®š¢ šœšØš§ šŸššš¦š¢š š„š¢šž, ššØšœšžš§š­š¢, š‚šƒš‚, š©š«šžš¬š¢šš¢.
Di fronte a determinati problemi viene richiesto il ā€œparere espertoā€ dello psicologo che talvolta puĆ² essere anche ospitato all'interno di organi, tipo il Consiglio di Classe o il Collegio Docenti, cui solitamente non partecipano.
Il problema piĆ¹ grosso in certi casi ĆØ essere incisivi.
Se lo sei di solito poi hai delle frizioni da dover gestire, anche pesanti, perchĆØ ovviamente a nessuno piace sentirsi dire le cose da fare o modificare.
Se non lo sei, sembri uno che dice cose cosƬ ovvie che
ā€œš‘š‘œš‘”š‘’š‘£š‘Ž š‘‘š‘–š‘Ÿš‘™š‘’ š‘Žš‘›š‘ā„Žš‘’ š‘šš‘–š‘Ž š‘›š‘œš‘›š‘›š‘Žā€
ovvero di sentire nell'aria
ā€œš‘’š‘š‘š‘œ, š‘”š‘™š‘– š‘š‘ š‘–š‘š‘œš‘™š‘œš‘”š‘– š‘ š‘œš‘›š‘œ š‘š‘œš‘ š‘–Ģ€, š‘–š‘›š‘¢š‘”š‘–š‘™š‘–ā€.
Quindi in definitva hai due rischi, lavorativamente parlando. Essere mandato via dalla scuola perchĆØ inutile (non incisivo) o perchĆØ risulti scomodo (troppo incisivo).
Beh, io preferisco la seconda. Almeno prima mi diverto.

šŸ‘) š’š©šØš«š­šžš„š„š¢ š‚šˆš‚.
Soprattutto nelle superiori questo ruolo ĆØ delicatissimo e una delle cose piĆ¹ difficili da far capire alle famiglie, ma anche ai docenti, ĆØ che il colloquio ha senso se ĆØ totalmente coperto da privacy e che i ragazzi si aprono solo di fronte alla certezza della totale privacy.
Chiaramente dire a qualcuno che ti fa domande che non potrebbe o dovrebbe farti,
ā€œš‘“š‘Žš‘”š‘”š‘– š‘”š‘™š‘– š‘Žš‘“š‘“š‘Žš‘Ÿš‘– š‘”š‘¢š‘œš‘–ā€
sembra inopportuno per cui si diventa spesso smemorati. Cose del tipo che quando un insegnante ti chiede:
ā€œš‘Žš‘™š‘™š‘œš‘Ÿš‘Ž, š‘’Ģ€ š‘£š‘’š‘›š‘¢š‘”š‘œ š‘‘š‘Ž š‘”š‘’ š¹š‘–š‘™š‘–š‘š‘š‘œ?ā€
tu rispondi
ā€œš¹š‘–š‘™š‘–š‘š‘š‘œ š‘ā„Žš‘–?ā€
anche quando lo hai visto un minuto prima.

šŸ’) šˆš§š­šžš«šÆšžš§š­š¢ š§šžš„š„šž šœš„ššš¬š¬š¢.
Di fronte a determinati problemi si ĆØ chiamati ad intervenire sul gruppo classe. Per esempio per casi di bullismo, problemi di relazione coi docenti, lutti improvvisi.
Qui il pensiero magico la fa da padrone. E si procede ancora una volta tra considerazioni estreme. Si va dal
ā€œš‘™š‘œ š‘š‘ š‘–š‘š‘œš‘™š‘œš‘”š‘œ š‘›š‘œš‘› š‘ š‘’š‘Ÿš‘£š‘’ š‘Ž š‘›š‘–š‘’š‘›š‘”š‘’ā€ a
ā€œš‘£š‘Žš‘‘š‘Ž š‘–š‘› š‘š‘™š‘Žš‘ š‘ š‘’ š‘’ š‘Ÿš‘–š‘ š‘œš‘™š‘£š‘Ž š‘™š‘Ž š‘š‘œš‘ š‘Ž. š¼š‘› š‘‘š‘¢š‘’ š‘œš‘Ÿš‘’ š‘š‘’š‘Ÿš‘œĢ€, š‘›š‘œš‘› š‘‘š‘– š‘š‘–š‘¢Ģ€ā€.

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Lo psicologo va nelle classi anche per formazione diretta degli alunni, per esempio sui temi delle sostanze, affettivitĆ , sessualitĆ .
Qui si tratta di reclutare la piena attenzione ed essere molto incisivi per evitare o almeno limitare l'incontro con certi problemi agli alunni.
Questo tipo di interventi ĆØ molto delicato e se vuoi essere incisivo una qualche forma di fascinazione te la devi giocare.
L'autorevolezza necessita di ben piĆ¹ di due ore per instaurarsi, quindi almeno all'inizio in qualche modo devi farti notare. Anche a costo di gigioneggiare. Poi una volta ā€œbucataā€ l'attenzione saranno i ragazzi a richiamarti in classe.

šŸ”) š…šØš«š¦ššš³š¢šØš§šž ššžš¢ š šžš§š¢š­šØš«š¢.
E' un momento delicato. In piccolo gruppo o piĆ¹ spesso in plenaria si tratta di tenere conferenze su temi scelti dai genitori stessi o indicati dalla presidenza.
La cosa piĆ¹ difficile ĆØ il momento del dibattito.
Qualsiasi tema tu svolga, a fine conferenza devi rispondere a domande piĆ¹ o meno su tutto lo scibile umano e su argomenti che interessano solo la persona che fa la domanda.
Poi, finita la conferenza, devi tentare di arrivare alla tua automobile, che dista solo 200metri dalla porta della sala, in un tempo almeno migliore di quello che farebbe una tartaruga.
Il mio record negativo ĆØ: finita conferenza alle 23:45, arrivato all'auto alle 2. Ben 1,48metri al minuto.

šŸ•) š…šØš«š¦ššš³š¢šØš§šž ššžš¢ ššØšœšžš§š­š¢.
A me ĆØ capitato spesso di tenere corsi di aggiornamento docenti.
Sono momenti bellissimi. Voi penserete che i docenti non abbiano alcuna voglia di formarsi. Alle volte puĆ² sembrare e mi ĆØ sembrato. Ma a dire il vero solo durante i primi minuti della prima lezione. Poi mai. Anche in corsi lunghissimi, 30 ore, magari in orario non comodo, dalle 17 alle 20, con le famiglie che li aspettano a casa, ĆØ bello scoprire che i docenti restano fino ad oltre l'orario e spesso si viene allontanati da chi deve chiudere la sala.
Reclutare l'attenzione dei docenti puĆ² essere molto piĆ¹ difficile di quella dei ragazzi ma una volta ottenutala l'effetto ā€œtellina sullo scoglioā€ ĆØ assicurato.

šŸ–) šŽš«š¢šžš§š­ššš¦šžš§š­šØ.
Lo psicologo aiuta i ragazzi e le famiglie nelle attivitĆ  di orientamento o, spesso, di ri-orientamento.
Qui la cosa piĆ¹ difficile da frenare ĆØ l'ansia, soprattutto dei genitori.
E' la versione psicologo-oracolo.
Dopo soli dieci minuti, con gli occhi spalancati come un cerbiatto, ti vengono poste domande semplici che riassunte suonerebbero come
ā€œš‘šš‘– š‘‘š‘–š‘š‘Ž š‘ā„Žš‘’ š‘ š‘š‘¢š‘œš‘™š‘Ž š‘‘š‘’š‘£š‘’ š‘“š‘Ÿš‘’š‘žš‘¢š‘’š‘›š‘”š‘Žš‘Ÿš‘’ š‘šš‘–š‘œ š‘“š‘–š‘”š‘™š‘–š‘œ, š‘š‘œš‘› š‘ š‘¢š‘š‘š‘’š‘ š‘ š‘œ, š‘ š‘’š‘›š‘§š‘Ž š‘–š‘›š‘”š‘œš‘š‘š‘–, š‘–š‘› š‘š‘¢š‘– š‘ š‘Žš‘Ÿš‘ŽĢ€ š‘“š‘’š‘™š‘–š‘š‘’ š‘’ š‘š‘œš‘ š‘ š‘–š‘š‘–š‘™š‘šš‘’š‘›š‘’ š‘‘š‘œš‘š‘œ š‘”š‘¢š‘Žš‘‘š‘Žš‘”š‘›š‘– š‘¢š‘› š‘ š‘Žš‘š‘š‘œ š‘‘š‘– š‘ š‘œš‘™š‘‘š‘–ā€.

Queste ed altre cose avvengono mentre negli interstizi di tempo, a scuola, tenti di bere un caffĆØ al bar in completo anonimato, camuffato da pianta di ficus o da espositore dei Chupa per evitare che ti arrivi la domanda della vita che inizia inesorabilmente con
ā€œš‘š‘’š‘Ÿš‘š‘Žš‘£š‘œ š‘š‘Ÿš‘œš‘š‘Ÿš‘–š‘œ š‘™š‘’š‘–, ā„Žš‘Ž š‘¢š‘› š‘šš‘–š‘›š‘¢š‘”š‘–š‘›š‘œ?ā€
(come no, al bar, ma guarda che caso!).
In quel caso si assiste anche ad un fenomeno studiato da Einstein, la dilatazione del tempo. Il minutino diventa tutta l'ora buca del docente. Come a fine conferenza il ā€œminutinoā€ richiesto dal genitore diventa l'alba.
Oppure, al contrario, quando qualcuno non ti conosce ancora e ti allunga la mano per presentarsi appena gli dici
ā€œš‘ š‘œš‘›š‘œ š‘™š‘œ š‘š‘ š‘–š‘š‘œš‘™š‘œš‘”š‘œā€
istintivamente la ritrae come per paura che toccandola possa avere il potere di risucchiargli la sua storia e, chissĆ , i suoi segreti.

In definitiva l'essere psicologo a scuola perĆ² si riassume in un unico vero mandato.
Accompagnare i bambini e i ragazzi verso la loro vita diventando ora scudo, ora mentore, ora madre accogliente ora padre incitante.
Un compito allegro come questo elenco semiserio.


Nelle foto: Gianni il nostro psicologo scolastico
.

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š€š“š“š„šš™šˆšŽšš„ = š…šŽš‚š”š’, š‚š€š‘š„, š‚š€š”š“šˆšŽš, š‚šŽšš’šˆšƒš„š‘š€š“šˆšŽš, š„š˜š„

di Ā© Chiara Resenterra - Ā© Valentina Finocchiaro - 6 agosto 2020
SmaniaSchoolWeek #4


ā€œš‘·š’†š’“ š’‘š’Šš’‚š’„š’†š’“š’†, š’”š’•š’‚š’•š’† š’‚š’•š’•š’†š’š’•š’Š.ā€
ā€œš‘«š’‚š’Š š’“š’‚š’ˆš’‚š’›š’›š’Š, š’‚š’š’„š’š’“š’‚ š’–š’ š’‚š’•š’•š’Šš’Žš’ š’…š’Š š’‚š’•š’•š’†š’š’›š’Šš’š’š’†.ā€
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Se dovessimo stilare una serie di parole usate con piuĢ€ frequenza dagli insegnanti italiani, credo che la parola ATTENZIONE entrerebbe di diritto nelle prime cinque.
Effettivamente sembrerebbe un problema diffuso tra gli insegnanti quello di riuscire a catturare lā€™attenzione dei propri studenti, ed eĢ€ una delle prime ā€œdomande esistenzialiā€ del nostro essere professoresse che ci siamo poste quando abbiamo incominciato ad entrare nelle classi.

ā€œš‘·š’†š’“š’„š’‰š’†Ģ š’š’š’ š’”š’•š’‚ š’‚š’•š’•š’†š’š’•š’?ā€
ā€œš‘·š’†š’“š’„š’‰š’†Ģ š’”š’Š š’‘š’†š’“š’…š’† š’š’†š’ š’”š’–š’ š’Žš’š’š’…š’?ā€
ā€œš‘·š’†š’“š’„š’‰š’†Ģ š’”š’Š š’…š’Šš’”š’•š’“š’‚š’† š’„š’š’ š’Š š’„š’š’Žš’‘š’‚š’ˆš’š’Š?ā€

Troppo facile, secondo noi, far ricadere tutte le responsabilitaĢ€ solo sui discenti: diciamocelo, nella maggior parte dei casi, soprattutto nel biennio di scuola superiore (e credo ancor piuĢ€ nella scuola media) eĢ€ di una noia mortale stare seduti per 5 o 6 ore di fila ad ascoltare professori che si alternano nelle spiegazioni.

Chiara: "šæš‘œ š‘Žš‘šš‘šš‘’š‘”š‘”š‘œ, š‘’Ģ€ š‘š‘Žš‘š‘–š‘”š‘Žš‘”š‘œ š‘Žš‘›š‘ā„Žš‘’ š‘Ž š‘šš‘’, š‘š‘œš‘šš‘’ š‘–š‘›š‘ š‘’š‘”š‘›š‘Žš‘›š‘”š‘’ š‘‘š‘– š‘ š‘œš‘ š‘”š‘’š‘”š‘›š‘œ, š‘‘š‘– š‘š‘’š‘Ÿš‘‘š‘’š‘Ÿš‘’ š‘™ā€™š‘Žš‘”š‘”š‘’š‘›š‘§š‘–š‘œš‘›š‘’ š‘–š‘› š‘š‘™š‘Žš‘ š‘ š‘’, š‘ š‘œš‘š‘Ÿš‘Žš‘”š‘”š‘¢š‘”š‘”š‘œ š‘žš‘¢š‘Žš‘›š‘‘š‘œ š‘–š‘™ š‘”š‘œš‘›š‘œ š‘’š‘Ÿš‘Ž š‘”š‘Ÿš‘œš‘š‘š‘œ š‘šš‘œš‘›š‘œš‘”š‘œš‘›š‘œ, š‘¢š‘›š‘Ž š‘ š‘œš‘”š‘”š‘–š‘™š‘’ š‘š‘Žš‘›š‘”š‘–š‘™š‘’š‘›š‘Ž š‘š‘’š‘Ÿ š‘š‘¢š‘– š‘Žš‘‘ š‘¢š‘› š‘š‘’š‘Ÿš‘”š‘œ š‘š‘¢š‘›š‘”š‘œ, š‘šš‘– š‘š‘’š‘Ÿš‘‘š‘’š‘£š‘œ š‘Žš‘›š‘ā„Žš‘’ š‘–š‘œ š‘ š‘¢š‘™š‘™ā€™š‘œš‘›š‘‘š‘Ž š‘‘š‘’š‘– š‘šš‘–š‘’š‘– š‘š‘’š‘›š‘ š‘–š‘’š‘Ÿš‘–. š¶š‘œš‘ š‘–Ģ€ š‘š‘œš‘šš‘’ š‘šš‘– š‘’Ģ€ š‘š‘Žš‘š‘–š‘”š‘Žš‘”š‘œ š‘š‘’š‘Ÿ š‘š‘œš‘Ÿš‘ š‘– š‘‘š‘– š‘Žš‘”š‘”š‘–š‘œš‘Ÿš‘›š‘Žš‘šš‘’š‘›š‘”š‘œ, š‘ā„Žš‘’ š‘šš‘– š‘’š‘Ÿš‘œ š‘š‘¢š‘Ÿš‘’ š‘ š‘š‘’š‘™š‘”š‘Ž, š‘žš‘¢š‘–š‘›š‘‘š‘– š‘™š‘Ž š‘šš‘–š‘Ž š‘Žš‘”š‘”š‘’š‘›š‘§š‘–š‘œš‘›š‘’ š‘Žš‘£š‘Ÿš‘’š‘š‘š‘’ š‘‘š‘œš‘£š‘¢š‘”š‘œ š‘’š‘ š‘ š‘’š‘Ÿš‘’ š‘š‘œš‘ š‘”š‘Žš‘›š‘”š‘’... š‘’š‘š‘š‘¢š‘Ÿš‘’ š‘›š‘œ, š‘œš‘”š‘›š‘– š‘”š‘Žš‘›š‘”š‘œ š‘–š‘›š‘š‘œš‘šš‘–š‘›š‘š‘–š‘Žš‘£š‘œ š‘Ž š‘“š‘Žš‘Ÿš‘’ š‘Žš‘™š‘”š‘Ÿš‘œ."

PeroĢ€ abbiamo fatto anche esperienze opposte, ovvero di mantenimento dellā€™attenzione per ore, in situazioni concrete (ovvero dove oltre alla parte meramente cognitiva era previsto anche un fare), in situazioni in cui il relatore era particolarmente appassionante, e quando, banalmente, guardiamo un film o ci troviamo in circostanze in cui tutta la nostra persona eĢ€ in qualche modo coinvolta.

Cā€™eĢ€ dellā€™altro, in una situazione come quella di lezione frontale, la capacitaĢ€ di attenzione dei ragazzi si attesta su un massimo di 30 minuti, dove il picco eĢ€ circa intorno al 15esimo minuto. Un fattore di cui un buon insegnante dovrebbe sempre tener conto nella programmazione della sua lezione. Come dire: inutile propinare concetti importanti per 45 minuti, sapendo benissimo che non serve.

Quindi dai
ā€œš‘·š’†š’“š’„š’‰š’†Ģ š’š’š’ š’”š’•š’‚ š’‚š’•š’•š’†š’š’•š’?ā€,
ā€œš‘·š’†š’“š’„š’‰š’†Ģ š’”š’Š š’‘š’†š’“š’…š’† š’š’†š’ š’”š’–š’ š’Žš’š’š’…š’?ā€,
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siamo passate a cercare di capire š‚šŽšŒš„ possiamo fare concretamente per mantenere lā€™attenzione dei nostri studenti per i 100 minuti in cui dobbiamo gestire il gruppo classe. Ovviamente il tema in questione non puoĢ€ essere esaurito nello spazio di un post, ma si possono iniziare a compiere delle riflessioni.

1. Siamo andate a crecarci come in inglese viene tradotta la parola attenzione e il risultato ci ha colpito: si traduce con š…šØšœš®š¬, quindi il focalizzare, mettere in luce un aspetto che si ritiene rilevante, ma, cosa cā€™eĢ€ di piuĢ€ importante dello studente stesso? Il focus eĢ€ lā€™attenzione ad ogni singolo ragazzo, a cogliere segnali non verbali sui loro volti e nei lori micro movimenti.
Si traduce con š‚ššš«šž, ovvero, qualcosa di cui ā€œci importa veramenteā€ inteso come cura: cura per i ragazzi, ma cura anche nelle parole che si scelgono per spiegare e coinvolgere. š‚ššš®š­š¢šØš§, cioeĢ€ cautela, una sorta di ā€œmaneggiare con delicatezzaā€... e non eĢ€ quello che forse dovremmo sempre fare con tutte le persone? š‚šØš§š¬š¢ššžš«ššš­š¢šØš§: tengo in considerazione, quindi prendo in esame, tutti gli aspetti legati alla relazione tra me, i ragazzi, e lā€™oggetto di apprendimento, che non eĢ€ esterno alla relazione comunicativa, ma ne fa parte e ha valore esattamente come i soggetti coinvolti. Infine š„š²šž.
Chiara: "š‘„š‘¢š‘Žš‘›š‘‘š‘œ ā„Žš‘œ š‘™š‘’š‘”š‘”š‘œ š‘žš‘¢š‘’š‘ š‘”ā€™š‘¢š‘™š‘”š‘–š‘šš‘Ž š‘š‘Žš‘Ÿš‘œš‘™š‘Ž ā„Žš‘œ š‘‘š‘’š‘š‘–š‘ š‘œ š‘‘š‘– š‘–š‘›š‘š‘™š‘¢š‘‘š‘’š‘Ÿš‘™š‘Ž š‘š‘’š‘Ÿš‘ā„Žš‘’Ģ š‘šš‘– ā„Žš‘Ž š‘“š‘Žš‘”š‘”š‘œ š‘ š‘œš‘š‘Ÿš‘Žš‘”š‘”š‘¢š‘”š‘”š‘œ š‘”š‘œš‘Ÿš‘›š‘Žš‘Ÿš‘’ š‘Žš‘™š‘™š‘Ž š‘šš‘’š‘›š‘”š‘’ š‘¢š‘› š‘šš‘–š‘œ š‘Ÿš‘–š‘š‘œš‘Ÿš‘‘š‘œ š‘‘š‘– š‘Žš‘‘š‘œš‘™š‘’š‘ š‘š‘’š‘›š‘§š‘Ž: š‘šš‘–š‘œ š‘š‘Žš‘‘š‘Ÿš‘’, š‘ š‘š‘’š‘ š‘ š‘œ, š‘šš‘– š‘‘š‘–š‘š‘’š‘£š‘Ž š‘–š‘› š‘‘š‘–š‘Žš‘™š‘’š‘”š‘”š‘œ ā€œš¹š‘Ž š‘š‘Žš‘™š‘ŽĢ€ š‘™ā€™š‘œš‘š‘ā€ (š‘“š‘Žš‘– š‘š‘Žš‘™š‘™š‘Žš‘Ÿš‘’ š‘™ā€™š‘œš‘š‘ā„Žš‘–š‘œ). š‘‚š‘£š‘£š‘’š‘Ÿš‘œ š‘ š‘”š‘Žš‘– š‘Žš‘”š‘”š‘’š‘›š‘”š‘Ž š‘Ž š‘žš‘¢š‘Žš‘›š‘”š‘œ š‘”š‘– š‘ š‘¢š‘š‘š‘’š‘‘š‘’ š‘–š‘›š‘”š‘œš‘Ÿš‘›š‘œ š‘š‘’š‘Ÿ š‘’š‘£š‘–š‘”š‘Žš‘Ÿš‘’ š‘ š‘–š‘”š‘¢š‘Žš‘§š‘–š‘œš‘›š‘– š‘‘š‘– š‘š‘’š‘Ÿš‘–š‘š‘œš‘™š‘œ."
Dovā€™eĢ€ il pericolo qui? Di parlare ad un muro, ad una serie di ā€œocchiā€ persi nel nulla, quando lā€™obiettivo eĢ€ che questi occhi siano vivi, brillino di coinvolgimento.

2. Abbiamo capito da subito, dalle prime lezioni in aula, che per tenere lā€™attenzione bisogna essere delle brave ššžš«šŸšØš«š¦šžš«: in pratica ogni volta che entriamo in classe ci sentiamo un poā€™ come se dovessimo andare in scena. E per questo si cerca di alternare i toni di voce, di muoversi tra i banchi, di fornire stimoli... insomma, una sorta di recitazione. E questo fattore lā€™abbiamo appreso riflettendo sulla nostra esperienza: chi erano, e sono, le persone che non solo catturano, ma riescono a far siĢ€ che prolunghiamo i nostrii tempi di attenzione? Sono coloro che in un modo o nellā€™altro ci trasmettono quel qualcosa per cui si intravede passione ma anche preparazione e studio del non verbale. Coloro che in un certo senso ci affascinano e ci trasportano nel loro mondo.

3. šŒš®šØšÆšžš«š¬š¢: non si puoĢ€ pretendere che i ragazzi stiano seduti, immobili, per unā€™ora nei loro banchi. Eā€™ quasi scontato che perdano lā€™attenzione! Siamo prof fiscali sullā€™eliminazione fisica di alcuni distrattori dai tavoli: telefoni, penne troppo variopinte o bizzarre, smalti, trucchi e specchietti (siĢ€, ci sono anche quelli negli astucci delle nostre adolescenti)... ma non siamo fiscali se mentre parliamo qualcuno di loro sente il bisogno di disegnare, non siamo fiscali se ci chiede di andare al calorifero e ascoltare da liĢ€ la lezione. Non siamo fiscali e proponiamo sempre una ā€œpausa programmata e organizzataā€, ovvero un momento strutturato da noi per cui ci si puoĢ€ muovere nellā€™aula, chi vuole, o discutere, o scrivere alla lavagna a turno. Siamo noi che, senza che loro lo sappiano, li facciamo muovere. Quindi, oltre alle parole, il ā€œš‘“š‘Žš‘Ÿš‘’ š‘žš‘¢š‘Žš‘™š‘š‘œš‘ š‘Ž š‘‘š‘– š‘š‘œš‘›š‘š‘Ÿš‘’š‘”š‘œā€.

4. Infine. Chiediamo attenzione... š¦šš š§šØš¢ šš¢ššš¦šØ ššš­š­šžš§š³š¢šØš§šž ad ogni parola che dicono? Ad ogni domanda che ci lanciano? Ci accorgiamo sempre della mano alzata? Mentre interroghiamo... siamo davvero sicuri che li stiamo ascoltando con attenzione? Ecco, siamo convinte che la scuola debba essere assolutamente unā€™organizzazione democratica: tutti dobbiamo stare alle stesse regole che ci siamo dati come gruppo sociale. Se ti do attenzione, la pretendo. E i ragazzi questo lo capiscono, Prima ancora delle parole arrivano le azioni, questa coerenza continua che chiedono al mondo adulto.

ā€˜Na fatica, diciamocelo... ma poi si prende il ritmo e tutto diventa piuĢ€ facile.
E cosiĢ€, con poco, ti accorgi che in fondo, sei tu insegnante, che devi stare attenta, che devi aumentare i livelli di attenzione, intensiva e selettiva.
Ma fa parte del gioco.


Nelle foto:  Chiara e Valentina le nostre esperte 14-19 anni
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FAR FATICA

di Ā© Francesca Marazzi  - 5 agosto 2020
SmaniaSchoolWeek #3


Un passo dopo l'altro, un pensiero dopo l'altro.
Dopo il lockdown ho deciso di riprendere a correre per sfogarmi e gustarmi aria di libertaĢ€ facendo fatica.
Mi piace far fatica, mi sento l'energia che scorre tra i piedi, sale a stomaco e cuore e arriva al cervello.
Correre mi aiuta a mettere in ordine le idee, a macchinare progetti, a proiettarmi nel futuro, a ripensare al passato.

Un altro anno scolastico si eĢ€ appena concluso (per noi docenti finisce a fine giugno, metaĢ€ luglio), scorro immagini e sensazioni legate alle fatiche, alle soddisfazioni, alle esche messe in gioco per tenere agganciati gli alunni, siĢ€ percheĢ, va bene finire il programma, ma il problema maggiore eĢ€ stato ricreare il clima di classe, le dinamiche di gruppo ed entrare con discrezione e creativitaĢ€ nelle case degli alunni... piuĢ€ che didattica a distanza, direi educazione a distanza: da insegnante mi premeva chiedere loro come stessero, come impiegassero il loro tempo, come condividessero gli spazi e i tempi in famiglia.

Ho trovato gli alunni di Prima frizzanti, motivati, gasati e coinvolti nei lavori proposti, che fosse la spiegazione (quasi mai frontale), un filmato da commentare, una scheda di esercizi, li ho trovati protagonisti delle attivitaĢ€. Per loro ho proposto una ricerca legata all'animale domestico o a un animale scelto dalle cronache (ad esempio fenicotteri e leopardi liberi nelle strade deserte delle cittaĢ€): hanno condiviso capolavori, stupendomi con la loro sensibilitaĢ€ e profonditaĢ€.
Hanno scoperto che occuparsi di un animale regala emozioni e responsabilizza, distrae e rende autonomi.

I ragazzi di Seconda e Terza, ormai adolescenti, si sono mascherati con telecamere e microfoni spenti ed eĢ€ stato difficile coinvolgerli, spesso preferivo lasciarli parlare tra loro, percheĢ si confrontassero e scontrassero.
Stanare con discrezione i silenziosi, i timidi, gli insicuri non eĢ€ stato semplice.

La matematica eĢ€ una "brutta bestia" in presenza, figuratevi a distanza e certo non aiuta nel sentirsi coinvolti, "presi bene" come dicono loro.

Spero sia rimasto loro il ricordo della presenza di noi docenti, che abbiamo aperto le nostre case, raccontato la nostra vita quotidiana come forse raramente in classe siamo abituati a fare e questo ci ha permesso, pur nella lontananza, di essere piuĢ€ vicini, piuĢ€ veri, piuĢ€ umani e meno "docenti in cattedra".
PercheĢ siamo persone vere, e oltre che educare ci mettiamo in gioco in prima persona per migliorarci... ma questa eĢ€ giĆ  un'altra storia.

Nella foto: Francy, la nostra esperta 11-14 anni
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š‹š€ š‘šˆš‚š„š“š“š€ šƒš„š‹ š•šˆš€š†š†šˆšŽ š€ š’š‚š”šŽš‹š€

di Ā© Elena Calzighetti  - 4 agosto 2020
SmaniaSchoolWeek #2


ā€œ[...] š’…š’š’—š’†š’—š’‚š’Žš’ š’‚š’š’„š’š’“š’‚ š’‚š’š’…š’‚š’“š’† š’š’š’š’•š’‚š’š’.
š‘“š’‚ š’„š’‰š’† š’Šš’Žš’‘š’š’“š’•š’‚š’—š’‚, š’š’‚ š’”š’•š’“š’‚š’…š’‚ š’†Ģ€ š’—š’Šš’•š’‚ā€
(š‰. šŠšžš«šØš®šššœ - šŽš§ š­š”šž š«šØššš)
 
Ok, si parte!
Io adoro partire! Amo partire per un nuovo viaggio...quello sempre, anche se fosse la frazione della frazione di un paese che giaĢ€ conosco, ma amo partire in ogni situazione: sento il fremito della scoperta ogni volta che parto per qualsiasi nuova avventura e, questa del Blog, eĢ€ una di quelle.

Come insegnante, io parto per un viaggio tutti i giorni in cui varco la soglia della mia scuola o anche quando ho varcato le soglie delle case dei miei alunni, durante la sospensione delle attivitaĢ€ didattiche a causa del Covid-19.

Ma cosā€™eĢ€ il Viaggio: cosa significa viaggiare? Cosa ci serve per viaggiare? Cosa portiamo nei nostri viaggi? Chi portiamo con noi? Quando si parte per un qualsiasi viaggio, si pianifica, si organizza, ci si documenta; il viaggio richiede šœšØš¦š©šžš­šžš§š³šš e scaturisce dal ššžš¬š¢ššžš«š¢šØ per la š¬šœšØš©šžš«š­šš ma anche, nasce dallā€™ššš›š›ššš§ššØš§šØ: non si viaggia se non si parte e se non si eĢ€ disposti a lasciare a casa cioĢ€ che eravamo.
Viaggiare, quindi, ci fa convivere con il nostro PASSATO, con il PRESENTE e ci proietta nel FUTURO.

Il viaggio eĢ€ scoperta, viaggiare eĢ€ emozione, eĢ€ uscire dai propri schemi e dalla propria zona comfort per entrare ā€œa casaā€ di chi eĢ€ ALTRO da me, per avvicinarsi agli Altri.
Della metafora del viaggio, abbiamo ora tutti gli ingredienti.

Ecco la ricetta:
una buona dose di audacia per affrontare lā€™ABBANDONO e salutare il PASSATO;
tanta voglia di fare SCOPERTE per affrontare il nostro PRESENTE;
molti strumenti per raggiungere la COMPETENZA nel correre verso il FUTURO;
grandi capacitaĢ€ di SOCIALITAĢ€ ed EMPATIA per affrontare i RAPPORTI UMANI.

La Scuola eĢ€, di per seĢ, metafora del Viaggio!
Caspita...tanto da affrontare allā€™inizio del percorso scolastico per un bambino di sei anni!
Vero: sembra tanto ma, in realtaĢ€, eĢ€ quello che succede ogni singolo giorno della vita, scolastica e non, di ciascuno di noi.

Mi preparo, esco di casa, salgo in auto (per i piuĢ€ fortunati, faccio qualche passo a piedi, se la mia scuola eĢ€ sotto casa) con tutto il carico di cioĢ€ che mi serve durante la giornata scolastica: libri, quaderni, astucci, colori e, per noi maestri: compiti corretti, materiali da proporre, lā€™immancabile chiavetta per la macchinetta del caffeĢ€ e un abbondante scorta di acqua o di tisana per i momenti di sconforto...siĢ€, ci sono anche quelli. Abbiamo tutto cioĢ€ che serve e ā€œabbandoniamoā€ il nostro passato, la nostra zona confort, per metterci in gioco ancora una volta.

Entriamo a scuola, chi con un sorriso, chi con ancora gli ā€œocchi da sonnoā€, chi perdente con la lotta contro il cuscino e chi giaĢ€ carico di energie; tutti pronti, ognuno a modo proprio, per affrontare il presente di una nuova giornata. E qui, proprio qui, in questo breve istante di arrivo/accoglienza, ognuno di noi si gioca il mood della giornata, si esibisce il proprio biglietto di viaggio: ogni alunno, magari inconsapevolmente, affronta il proprio presente scolastico partendo da questo piccolo ma grande momento; noi insegnanti, consapevolmente invece, sappiamo che qui ci giochiamo tutte le carte, qui non possiamo bluffare, qui siamo noi che abbiamo la capacitaĢ€ di dare la svolta a chi, dei nostri alunni, ha perso la lotta contro il cuscino, a coloro i quali avrebbero voluto stare a casa con la mamma percheĢ era in ferie, a chi serve una carezza per iniziare con il giusto sprint, a chi basta un sorriso o a chi eĢ€ sufficiente una piccola, insignificante ma importantissima domanda
ā€œš¶š‘œš‘šā€™š‘’Ģ€ š‘Žš‘›š‘‘š‘Žš‘”š‘Ž š‘™š‘Ž š‘š‘Žš‘Ÿš‘”š‘–š‘”š‘Ž š‘‘š‘– š‘–š‘’š‘Ÿš‘–?ā€.
Io ci sono, ti riconosco e ti conosco e, proprio per questo, ti accolgo. Questo eĢ€ il Viaggio con gli Altri e per lā€™Altro, questo eĢ€ il bagaglio UMANO della Scuola: empatia e stimolo, accettazione e riconoscimento.

Il nostro presente parte dalle emozioni e dal rapporto con chi ci circonda: non esiste apprendimento senza emotivitaĢ€.
Ogni alunno apprende, inevitabilmente, attraverso il filtro delle proprie emozioni e dal confronto con lā€™Altro. Nel viaggio dellā€™apprendere, come nei viaggi della vita, inciampiamo, cadiamo, ci scontriamo ed affrontiamo imprevisti ma ci rialziamo, appianiamo le divergenze, troviamo nuovi strumenti per superare gli ostacoli e ripartiamo per nuove avventure.

Da qui, dalla consapevolezza che possiamo cadere ma che sappiamo anche rialzarci, dalla certezza che questo viaggio non lo percorriamo da soli, dalla capacitaĢ€ di trovare nuove soluzioni ai problemi e dal fatto che i nostri compagni di viaggio, coetanei ed adulti, ci affiancano, noi tutti poniamo le basi per affrontare il nostro futuro.

Nella nostra ricetta per compiere il grande viaggio dellā€™apprendere, ma soprattutto, per affrontare il viaggio della vita, manca lā€™immancabile q.b...il quanto basta che, potraĢ€ sembrare insignificante, ma che eĢ€ il sale di ogni ricetta che si rispetti: la š‚š”š‘šˆšŽš’šˆš“š€Ģ€!

Non si parte se non si eĢ€ curiosi e, quando la curiositaĢ€ eĢ€ ā€œin letargoā€, spetta a noi insegnanti trovare quel q.b. che aiuta a percorrere la strada...ma questo eĢ€ un altro capitolo del nostro Viaggio!

š‘³š’‚ š’Žš’†š’š’•š’† š’š’š’ š’†Ģ€ š’–š’ š’—š’‚š’”š’ š’…š’‚ š’“š’Šš’†š’Žš’‘š’Šš’“š’†,
š’Žš’‚ š’–š’ š’‡š’–š’š’„š’ š’…š’‚ š’‚š’„š’„š’†š’š’…š’†š’“š’†ā€
(šš„š®š­ššš«šœšØ)


Nella foto: Elena, la nostra esperta 6-11 anni
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ACCOMPAGNARE ESSERI UNICI

di Ā© Ilaria Bellinghieri  - 3 agosto 2020
SmaniaSchoolWeek #1


Partiamo dalle ā€œparole chiaveā€ e in questo periodo dellā€™anno quale la piuĢ€ azzeccata se non la parola VIAGGIO?
Pensare al viaggio e pensare ad una partenza e ad un ritorno, ad un inizio e ad una fine, ad una conclusione.

Qual eĢ€ la prima cosa che si fa quando si progetta un viaggio? Si sceglie la meta.
E successivamente? Si sceglie da chi saremo accompagnati.
E poi? Si decide lā€™itinerario.

Ogni anno nei servizi allā€™infanzia eĢ€ come immaginare un viaggio.
Una famiglia accompagna il suo bambino. La prima cosa che fa eĢ€ scegliere il luogo, quale servizio ha le caratteristiche che maggiormente corrispondono a "cioĢ€ che desidero sia il meglio per il mio bambino o per la mia bambina?"
Gli interrogativi sono molteplici, ma la richiesta piuĢ€ importante eĢ€ sempre ā€œchi si prenderaĢ€ cura di mio figlio?ā€

Tutto viene predisposto affincheĢ€ quella famiglia si senta accolta. Nel clima di accoglienza, rispetto dei tempi di ognuno, viene costruito quel rapporto imprescindibile dellā€™educare che eĢ€ la fiducia.
In modo continuativo, giorno dopo giorno, vengono costruiti quei legami che favoriscono il benessere di tutti, bambini, famiglie, operatori dei servizi. Insieme progettiamo lā€™itinerario del nostro viaggio, attraverso lā€™osservazione attenta dei bisogni dei gruppi di bambini che entrano nei nostri servizi.
Le proposte offerte possono essere diverse, ma tutte con lā€™obiettivo di accompagnare il bambino nel suo essere unico.

E poi arriva il momento del congedo, del saluto, percheĢ ogni viaggio pensato come percorso di crescita, ha un inizio ed una fine, che ci piace molto definire passaggio. Un passaggio verso un nuovo viaggio di scoperta.

Questo eĢ€ stato un anno molto particolare, inedito!
I nostri legami di fiducia si erano da poco, da pochissimo tempo consolidati ed improvvisamente si sono interrotti. Ci siamo dovuti fermare, rallentare, reinventare, ricostruire...

Difficile pensare a dei legami a distanza nei servizi zero-sei?
Come fare?
Cosa mantenere e cosa rielaborare?
Riempire il tempo delle famiglie, riempire i tempi dei bambini oppure mantenere vivo il legame, inventando un nuovo contesto?
Continui interrogativi sul proseguimento del nostro viaggio, del viaggio dei bambini, del viaggio delle famiglie.

Nonostante le numerose fatiche di tutti, il feedback del bisogno di un legame di fiducia ci ha portato alla fine del nostro viaggio ed a poter concludere e mentalizzare le esperienze, rivederci, riviverci, riconoscerci.

Siamo giunti al mese dei bilanci e osservando chi siamo diventati, volgiamo lo sguardo verso il futuro, che vede proseguire un percorso di crescita arricchito da nuove e diverse esperienze nelle quali ci siamo dati un tempo che parla di ascolto, accoglienza, confronto e cura... un tempo che ha permesso di costruire relazioni di fiducia, rispetto e stima, seppur distanti, in un clima di familiaritaĢ€.

Nella foto: Ilaria, la nostra esperta 0-6 anni
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SMANIASCHOOLTEAM

di Ā© Gianni Caminiti  - 28 luglio2020


Ed eccolo.
Il š“š„š€šŒ al completo di š’šŒš€ššˆš€š’š‚š‡šŽšŽš‹.
Tutte le settimane, il martedƬ, articoli sul mondo della scuola con
šˆš„ššš«š¢šš ššžš„š„š¢š§š š”š¢šžš«š¢, 0-6 anni (Nido e Materna)
š„š„šžš§šš š‚ššš„š³š¢š š”šžš­š­š¢, 6-11 anni (Elementari)
š…š«ššš§šœš² šŒššš«ššš³š³š¢, 11-14 (Medie)
š•ššš„šžš§š­š¢š§šš š…š¢š§šØšœšœš”š¢ššš«šØ e š‚š”š¢ššš«šš š‘šžš¬šžš§š­šžš«š«šš, 14-19 (Superiori)
š†š¢ššš§š§š¢ š‚ššš¦š¢š§š¢š­š¢ (Psicologo Scolastico)

La settima prossima da lunedi a venerdƬ la š’š¦ššš§š¢ššš’šœš”šØšØš„š–šžšžš¤. Un articolo a giorno dedicato alla scuola.

Questo team sarĆ  una redazione aperta al contributo di altri attori del mondo della scuola perchĆØ diventi una piattaforma di proposta e scambio di buone prassi. Da settembre potrete proporre i vostri articoli. Seguiteci e vi diremo come farlo.
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SI', VIAGGIARE

di Ā© Valentina Finocchiaro  - 21 luglio2020


Dopo tre mesi di reclusione e didattica a distanza, finalmente per i ragazzi arriva lā€™ultimo giorno di scuola.
Si spalancano nuovamente le porte delle possibilitaĢ€.
Scegliere cosa fare del proprio tempo e percheĢ no? Viaggiare.
Quanto eĢ€ formativo per uno studente, specialmente dopo quanto vissuto questā€™anno, uscire dalla propria zona di comfort e lanciarsi nel mondo?

Ma facciamo un passo indietro.
Il biennio delle superiori rappresenta un momento di formazione per gli alunni, in cui si pongono solide basi, ovvero si creano gli strumenti necessari ad affrontare i tre anni che precedono la maturitaĢ€ (o almeno in questa prospettiva il percorso didattico dovrebbe divenire efficace).
In prima, gli studenti sono ancora abbastanza immaturi e se si eĢ€ fortunati una parte della classe ha giaĢ€ abbastanza autonomia e consapevolezza, per capire che non si scappa dallo studio neā€™ dai ā€œcompitiā€. Per gli altri, il lavoro dei docenti dovraĢ€ essere unā€™opera di convincimento, che passi anche dallo stimolo per creare la curiositaĢ€: saraĢ€ poi questa che completeraĢ€ lā€™opera.

Quando allā€™inizio della classe seconda peroĢ€, mi accingo a spiegare il testo argomentativo, vorrei mettermi le mani nei capelli, cacciare un urlo: ā€œStooop!ā€ e passare parola al collega del triennio. Questo accade di solito percheĢ sistematicamente, nel silenzio che precede la comunicazione della data della verifica scritta si palesa uno studente.
SiĢ€, proprio quello alla ā€œultimo bancoā€, che rimane nascosto dietro lā€™astuccio per tutto il tempo ed evita accuratamente di chiedere spiegazioni.
Proprio lui, dopo infinite ore di tabelle da compilare per compito, correzioni ed esercizi alla lavagna, pareri contrastanti e discussioni alle volte anche piuttosto concitate, alle soglie della prova scritta valutata, finalmente si decide a confessare e dice:
ā€œProfe, ma io non ho capito!ā€

E via di nuovo si ricomincia, in cerca di spunti, esercizi, video ed esempi improbabili, per cercare di rendere chiaro cosa vogliano dire i termini ā€œargomentareā€ e ā€œconfutareā€.
Sembra che i ragazzi facciano fatica soprattutto a mettersi nei panni del tizio che compare a metaĢ€ tema e potrebbe avere a che ridire con la tesi appena discussa e dimostrata.
Insomma, i panni degli altri stanno sempre un poā€™ stretti. Un esercizio particolarmente utile, sperimentato con successo anche durante la DAD eĢ€ stato quello del dibattito.
Non sempre i ragazzi si trovano a dover difendere unā€™opinione in linea con la propria ma nellā€™ottica della competizione, si impegnano comunque per arrivare al risultato finale e vincere la gara.
CosiĢ€ lo sforzo di capire chi non la pensa come loro, passa quasi in secondo piano, diviene piuĢ€ facile.

Uno dei temi argomentativi che assegno spesso negli ultimi anni, riguarda lā€™educazione.
Sulla scia di un documentario scoperto per caso, smanettando sul telefono accovacciata su un divanetto davanti al mare delle Fiji, chiedo ai ragazzi se eĢ€ possibile crescere e imparare non nelle aule ma nella scuola della vita: viaggiando.

Il documentario parla di una famiglia di surfisti hawaiani (i Goodwin), che crescono i due figli piccoli girando per il mondo.
I ragazzi sono affascinati, quasi increduli e molto dubbiosi, fincheĢ non mostro lā€™esempio concreto di una ragazza bergamasca che ha fatto questa scelta.
E allora la possibilitaĢ€ diventa realtaĢ€ e gli studenti cominciano a guardare il mondo in modo diverso, a voler sapere come funzionano le cose in altri posti, come vivono in altri paesi.

Alcuni scelgono di intraprendere un viaggio con gli amici, altri di concordare con i genitori una vacanza studio (chiaramente con vari esiti!).
In ogni caso, decidono di uscire di casa e di mettersi non solo nei panni degli altri ma nei panni di nuovi seĢ, aperti non solo ad argomentare le proprie opinioni e a confutare quelle degli altri ma anche a mettere in gioco e cambiare se stessi.

In foto: un fotogramma dal trailer del documentario š‘®š’Šš’—š’†š’
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šš”š€ššƒšŽ š‹ā€™š€š‹š‹šˆš„š•šŽ š’š”šš„š‘š€ šˆš‹ šŒš€š„š’š“š‘šŽ

di Ā© Chiara Resenterra e  Ā©Valentina Finocchiaro  - 14 luglio2020


Da insegnante (detta anche ā€œprofeā€ per i miei studenti bergamaschi, ā€œprofā€ in credo tutto il resto dā€™Italia) posso dire che questa maturitaĢ€ mi ha regalato non pochi brividi e non poche lacrime. Il motivo eĢ€ semplice: i 9 studenti e studentesse che ho accompagnato in questo viaggio durato due anni nelle Tecniche di Comunicazione, ha portato piuĢ€ frutti di quello che immaginavo.

E mi sono chiesta come eĢ€ potuto succedere questo piccolo miracolo?

Premessa indispensabile: lavoro (anche percheĢ ho piuĢ€ classi e indirizzi) in un Istituto Alberghiero e lā€™indirizzo Accoglienza Turistica ha solo nove alunni.
Dato di partenza due: ho sempre avuto davvero la libertaĢ€ di impostare la didattica a modo mio.
Dato tre: abbiamo sperimentato un approccio alla MaturitaĢ€ unico, dopo anni che, rileggendo a posteriori, ha messo in luce un aspetto positivo fondamentale, ovvero la sostituzione della seconda prova con un elaborato progettuale su cui i ragazzi hanno avuto il giusto tempo per riflettere, rielaborare, pensare e creare. Parole che giaĢ€ di per seĢ suonano quasi innovative se si pensa al nozionismo e al fattore tempo che impone a tutti, livellandoli, di eseguire un compito complesso in poche ore.
In questo caso, i ragazzi dovevano preparare un elaborato multimediale in cui, dato un titolo, dovevano sviluppare soprattutto un progetto innovativo, unendo le competenze attese nelle materie di indirizzo per poi esporlo alla Commissione.
I ragazzi hanno fatto proprio, ognuno con la propria passione e sensibilitaĢ€, il ā€œcompitoā€ e cosiĢ€ abbiamo potuto assistere allā€™esposizione di progetti credibili e giaĢ€ attualizzabili, che nulla hanno di astratto, ma possono tranquillamente essere giaĢ€ spesi nel mondo del lavoro.

Quale soddisfazione piuĢ€ grande? Brillavano piuĢ€ gli occhi a me che non a loro. PercheĢ sono riusciti ad unire le competenze di tre singole materie (diritto/economia, accoglienza turistica e tecniche della comunicazione) e creare qualcosa che andasse oltre la banale somma delle parti e noi tre professori e, contemporaneamente arricchisse anche noi, come professionisti e come persone.

E cosiĢ€, una ragazza ha portato un progetto sulla riqualificazione delle 5 terre in Liguria, puntando su un target giovane, come un viaggio fattibile, questā€™anno al termine della maturitaĢ€, alla riscoperta dei sentieri che uniscono un panorama mozzafiato, sdoganando il luogo comune per cui la Liguria eĢ€ una localitaĢ€ per pensionati e introducendo elementi di valorizzazione per attirare anche i giovani.
Un ragazzo, che giaĢ€ lavora in unā€™azienda agricola e agriturismo a gestione familiare, ha ā€œutilizzatoā€ il progetto e il tempo della maturitaĢ€, per creare un piano dā€™azione che permettesse alla sua famiglia di ripartire e non fallire in questa situazione di Covid e post Covid, argomentando e confrontandosi con le domande e i dubbi che venivano espressi. So che faraĢ€ ripartire la sua azienda.
E unā€™altra studentessa ancora, ha capito per se stessa che nella vita vorraĢ€ svolgere unā€™attivitaĢ€ di DMO (Destination Marketing Organization) per promuovere il turismo italiano partendo dagli angoli nascosti, come il Paese in cui vive, che di turistico, ad oggi, sembrerebbe non avere nulla.
Unā€™altra ragazza ha elaborato un viaggio in Messico, ma non di quelli che puoi trovare nei cataloghi, oppure on line, un progetto che unisce un pacchetto personalizzato, che le daraĢ€ spazio per fare la tour organizer, per rivoluzionare il concetto di turismo cosiĢ€ come eĢ€ inteso oggi. (Ovviamente dopo lā€™universitaĢ€.)

Ci puoĢ€ essere (ribadisco) per un professore, soddisfazione piuĢ€ grande?
Quanta Bellezza!
Quanta Passione!
Quanto Lavoro!
Come siamo arrivati a questo?

I fattori che contribuiscono al successo scolastico di uno studente sono molteplici, complessi tanto quanto eĢ€ complessa la natura umana e quindi la storia di ogni ragazzo.
Con gli š’š¦ššš§š¢ššš’šœš”šØšØš„, un poā€™ alla volta, io e Valentina (che giaĢ€ in precedenti articoli nei suoi SmaniaMusing ha iniziato a toccare il tema ā€œscuolaā€ e ad avviare una riflessione su di essa) vorremmo iniziare ed inoltrarci in un cammino che possa mettere in luce e analizzare questa complessitaĢ€, un cammino in divenire che punta a leggere la scuola con spirito critico e innovativo, lasciando aperto il dibattito.
La scuola ĆØ un percorso che inizia molto prima delle superiori delle quali noi principalmente di occupiamo, troverete quindi anche altre "penne" in un futuro molto prossimo, che ci prenderanno per mano per confrontarci anche sulla scuola dalla prima infanzia alla preadolescenza.
[Siamo inclusivi e ci piacerebbe non trascurare nessuna fascia d'etĆ .]

Ma come punto di partenza, come prima riflessione, credo che ci sia lo sguardo, lo sguardo degli insegnanti su quel mondo contradditorio che eĢ€ lā€™adolescenza: qual eĢ€ il nostro sguardo sui ragazzi?
Eā€™ uno sguardo anche rivolto verso noi stessi, il nostro essere adulti come modelli raggiungibili, e che quindi possono sbagliare. Come viviamo il nostro lavoro, la motivazione che ci spinge, ogni giorno, ad alzarci presto e ad ā€œandare in scenaā€ davanti ad un mini pubblico di persone, che devi riuscire ad affascinare.

Infine uno sguardo allargato, sulle relazioni tra colleghi e con lā€™Altro, il Diverso da me, per creare quellā€™equilibrio che porta a superare il concetto di ā€œIo insegno, voi imparateā€, ā€œIo so la mia materia e sono geloso del mio sapereā€, per percepirsi invece come una squadra.
Un poā€™ come accade nello sport: ognuno ha un suo ruolo, ma eĢ€ il team che vince o perde. In questo caso in gioco cā€™eĢ€ la grande Sfida Educativa, che nei tempi del post Covid eĢ€ piuĢ€ che mai attuale, e ci dovrebbe collettivamente spingere a ripensare e a ripensarci.

Ps. Ai ragazzi che finalmente hanno superato la MaturitaĢ€: fate un viaggio, fatelo davvero e comunque, anche partendo dalla nostra splendida Italia, camminando, girandovela in lungo e in largo per scoprire che a volte, cioĢ€ che eĢ€ vicino ha un Valore nascosto affascinante quanto lā€™esotico . La felicitaĢ€ eĢ€ quasi sempre piuĢ€ vicina di quanto realmente crediamo.

Foto di Ā© Chiara Resenterra con frammenti delle slide del progetto di maturitaĢ€ di Dania Dolci

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š‚šˆšš„š’šŒš€ššˆš€ š„ š‹š€ š’š‚š”šŽš‹š€

Ā© Gianni Caminiti 7 luglio2020


Noi di cineSmania abbiamo tanto da dire sulla scuola.

SarĆ  che molti di noi insegnano o hanno insegnato.
SarĆ  che dalla scuola proviene la cultura, ciĆ² che tentiamo in ogni modo di promuovere.
SarĆ  che ci piace pensare di poter offrire il nostro contributo alla scuola.

Un gruppo di persone, giĆ  da tempo ā€œpenneā€ del nostro gruppo, ha deciso di dare vita a una nuova rubrica.
Eccovi il suo nome: š’š¦ššš§š¢ššš’šœš”šØšØš„

Abbiamo scelto all'inizio della nostra avventura, ormai 6 anni fa la parola š’š¦ššš§š¢šš.
Il significato di š’š¦ššš§š¢šš ĆØ giĆ  un programma di precisi intenti: ā€œš‘«š’†š’”š’Šš’…š’†š’“š’Šš’ š’Šš’š’•š’†š’š’”š’, š’—š’š’ˆš’š’Šš’‚ š’Šš’š’„š’š’š’•š’†š’š’Šš’ƒš’Šš’š’†ā€.
Era proprio cosƬ. Avevamo bisogno di fare cinema e cosƬ nacque šœš¢š§šžš’š¦ššš§š¢šš. E piĆ¹ tardi šœš¢š§šžš’š¦ššš§š¢šš š„šš¢š³š¢šØš§š¢, šžšš¢š­šØš«š¢šš šž š¦š®š¬š¢šœšš.

Abbiamo cosƬ posto il prefisso š’š¦ššš§š¢šš all'inizio di ogni nostra rubrica perchĆØ la vogliamo urlare questa voglia incontenibile di fare e di dire.

E oggi quella voglia incontenibile si ĆØ finalmente condensata nell'esigenza, sentita da tempo, di parlare stabilmente di scuola.
Nella Smania di scrivere di Scuola.
Ogni martedƬ, a partire da martedƬ prossimo un articolo che tratterƠ di scuola.
Il primo sarƠ di Chiara Resenterra e Valentina Finocchiaro e da lƬ in poi, gradualmente, presenteremo le altre penne della rubrica.
Copriremo man mano tutte le fasce d'etĆ . Fin dal Nido. Anche io, come Psicologo della scuola e dell'orientamento tenterĆ² di dare il mio contributo alla rubrica.

Un gruppo motivatissimo di ā€œpenneā€ per una rubrica che avrĆ  lo scopo non solo di descrivere ma di lanciare idee concrete per fare della scuola un luogo sempre piĆ¹ vivo. E, chissĆ , prima o poi scrivere anche libri sulla scuola.

PerchĆØ la Smania ci porta a ribadire che Noi di cineSmania abbiamo tanto da dire sulla scuola.
Ma speriamo di avere anche tanto da dare.