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Rubrica di letteratura e recensioni
a cura di Francesca Numerati

NESSUNO SA DI NOI
Simona Sparaco

Sono venuta a scoprire dell’esistenza della 𝐒𝐩𝐚𝐫𝐚𝐜𝐨 quasi per caso anni fa, quando andai a trovare la mia bibliotecaria dicendo
“Ho voglia di leggere qualche romanzo contemporaneo italiano, ma non so cosa”.
E lei mi diede questo romanzo. Ebbene, da quel giorno mi sono letteralmente innamorata della scrittura della Sparaco e delle sue storie. Ovviamente poi sono andata a recuperare molti dei suoi altri romanzi e fino ad ora li ho amati tutti.
Ha il dono di saper coinvolgere il lettore, pur trattando temi intensi e delicati, proprio come nel caso di 𝐍𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧𝐨 𝐬𝐚 𝐝𝐢 𝐧𝐨𝐢.

Se siete in dolce attesa o pensate che sia giunto il momento di ampliare la famiglia, mi sento in dovere di avvisarvi che questo NON è il vostro romanzo. Puntate su altro. Lo dico più che altro per evitarvi inutili ansie e preoccupazioni.
Il tema è molto delicato e attuale: l'interruzione volontaria di gravidanza. Si potrebbero spendere mille parole (favorevoli o contrarie) su questo argomento, molti potrebbero sostenere la scelta della protagonista, altri condannarla. I punti di vista sono molteplici e ognuno parlerebbe in base alla propria esperienza e alla propria fede (che poi... cos'è la fede? Anche in tema di fede si potrebbero spendere mille parole e opinioni).

Luce e Pietro si recano in ambulatorio per fare una delle ultime ecografie prima del parto e sono al settimo cielo. Considerando che è da anni che stanno tentando di concepire un bambino e finalmente ce l’hanno fatta. Non appena sul monitor appare il piccolo, che hanno già deciso di chiamare Lorenzo, il sorriso della ginecologa si spegne di colpo. Infatti Lorenzo è troppo "corto". Ha qualcosa che non va.
Cosa fare a questo? Continuare con la gravidanza e generare un bambino che sarà diverso dagli altri e non è come se lo aspettavano, oppure interrompere il tutto finché si è in tempo, pur sapendo che arriveranno critiche violente da ogni parte?

La lettura è consigliatissima, ma l'invito è quello di essere open mind. Approcciatevi a questo romanzo senza pregiudizi.
Io l’ho davvero amato.

articolo e fotografia ©Francesca Numerati - 27 luglio 2020

linda

L'ISTANTE PRESENTE
𝐆𝐮𝐢𝐥𝐥𝐚𝐮𝐦𝐞 𝐌𝐮𝐬𝐬𝐨

𝐆𝐮𝐢𝐥𝐥𝐚𝐮𝐦𝐞 𝐌𝐮𝐬𝐬𝐨 è uno degli autori contemporanei francesi che maggiormente apprezzo e che ho avuto il piacere di incontrare personalmente qualche anno fa al Festival Letteratura di Mantova. Molto timido e riservato, tuttavia è estremamente gentile e sempre disponibile a scambiare due chiacchiere con i suoi fans.
Il libro che oggi vi presento, 𝐥'𝐢𝐬𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐞, si scosta un po' dal suo solito genere, come se Musso avesse voluto sperimentare nuove strade. Ma pare che abbia scelto la strada giusta! Il romanzo, infatti, è molto carino ed avvincente con finale a sorpresa.

Arthur Costello è un ragazzo che eredita dal padre il Mulino dei 24 Venti, ma a due condizioni. La prima è quella di non vendere mai il mulino. La seconda è quella di non aprire assolutamente la porta dello scantinato. Arthur ovviamente apre la porta e sembra che nulla accada a prima vista. Ma in realtà da quel momento inizia un’avventura poco piacevole per il nostro eroe. Ad aiutare il giovane interviene il nonno Sullivan, che in precedenza si era trovato catapultato nella stessa situazione.
In sostanza la porta dello scantinato è un lasciapassare per viaggiare nel tempo.
Chiunque attraversi quella porta vivrà un solo giorno all'anno per 24 anni.
Così Arthur in 24 giorni vive 24 anni, conosce Lisa con la quale ha due bei bambini. Ma per la donna non è semplice avere una relazione con un uomo che vede un giorno all'anno.
Inoltre, a detta di Sullivan, allo scadere dei 24 viaggi nel tempo, tutto tornerà come prima della partenza e tutto ciò che Arthur avrà costruito in quei 24 anni/giorni scomparirà come se non fosse mai esistito, persone incluse.
Arthur si rifiuta di accettare questo epilogo ed escogita la maniera di cambiare la sua sorte, perché in fin dei conti la vita ha un finale sempre aperto e ancora da scrivere.

Consiglio Musso a tutti sempre e incondizionatamente. Tuttavia, se non conoscete l’autore ma avete il piacere di scoprirlo, mi permetto di suggerirvi altri titoli suoi per capire appieno che grande scrittore sia: provate con 𝐒𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐭𝐞, 𝐋𝐚 𝐫𝐚𝐠𝐚𝐳𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐁𝐫𝐨𝐨𝐤𝐥𝐲𝐧, 𝐔𝐧 𝐚𝐩𝐩𝐚𝐫𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐚 𝐏𝐚𝐫𝐢𝐠𝐢 e 𝐋𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐚 𝐬𝐞𝐠𝐫𝐞𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐬𝐜𝐫𝐢𝐭𝐭𝐨𝐫𝐢.
Vi assicuro che non vi pentirete!
Insomma, nella classifica degli scrittori francesi più venduti al mondo si colloca al primo posto. E scusate se è poco!

articolo e fotografia ©Francesca Numerati - 20 luglio 2020

linda

𝐈 𝐃𝐈𝐀𝐑𝐈 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐁𝐎𝐑𝐆𝐎𝐆𝐍𝐀
𝐀𝐧𝐧 𝐌𝐚𝐡

In quanto insegnante di francese, appena mi è capitato tra le mani questo romanzo mi sono detta “Devo assolutamente leggerlo”, credendo si trattasse della solita storiella sentimentale che ogni tanto fa bene leggere. Ma già dalle prime pagine mi sono dovuta ricredere. Infatti si tratta di un delizioso romanzo tra lo storico e il romantico in cui si accavallano due linee temporali.

Nei tempi odierni abbiamo come protagonista Kate, americana di San Francisco ma con lontane origini francesi. Appassionata di vini e laureata in enologia, Kate deve tornare in Borgogna per rivedere alcuni parenti. Qui ritroverà un ex fidanzato, Jean-Luc, che le farà tornare alla memoria vecchi ricordi. Ma allo stesso tempo scoprirà qualcosa in più sulla propria famiglia e nella fattispecie sulla prozia Hélène la quale, al termine della Seconda Guerra Mondiale, fu accusata di collaborare coi nazisti e, come tutti i collabos, ne subì le conseguenze. Kate però non si capacita del fatto che una sua antenata possa aver tradito la Patria.

Durante l'occupazione nazista della Francia e del governo di Vichy, la giovane Hélène scrive un diario (da cui il titolo del romanzo) per testimoniare le angherie che la gente come lei deve subire quotidianamente da parte dei nazisti.
Un giorno la giovane scopre che il padre è un passeur, ossia aiuta i soldati inglesi a "passare" (attraversare) la Francia in modo tale da tornare in Inghilterra per continuare a combattere il nemico comune. Hélène allora decide di entrare nella Resistenza per lottare contro i nazisti sperando di liberare il Paese.

Le due storie si intrecciano sempre più fino a scoprire la verità sul conto di Hélène, che di riflesso cambierà la vita di Kate.

È un romanzo davvero consigliatissimo! E in più stimola il desiderio di prenotare un viaggio per la Borgogna, cosa che non guasta mai.

articolo e fotografia ©Francesca Numerati - 13 luglio 2020

linda

SAGA "I LOVE SHOPPING"
Sophie Kinsella

L’estate è arrivata (e si sente!).
Siamo in procinto di partire per il mare (si spera!).
Ed io sono qui oggi a presentarvi una saga perfetta da portarvi sotto l’ombrellone. Niente di impegnativo, sia chiaro! La ormai famosissima saga di “𝐈 𝐥𝐨𝐯𝐞 𝐬𝐡𝐨𝐩𝐩𝐢𝐧𝐠” fa parte di un nuovo genere letterario nato tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del XXI secolo: si tratta del Chick Lit, ossia il genere dedicato a ragazze single (e non solo) e alle donne in carriera.

Le caratteristiche del Chick Lit sono le seguenti:
• la protagonista è una giovane donna in carriera
• abita in una grande città
• è single
• molte parti del romanzo sono umoristiche.
E la Kinsella è una maestra del Chick Lit. Su questo non ci sono dubbi! Gli amanti della letteratura non vedono di buon occhio questo genere, ma io ritengo che in realtà non sia così male, anche per stemperare letture più impegnative. Diciamocelo! Avete mai visto in spiaggia sul lettino qualcuno con in mano “Le correzioni” di Franzen, per esempio? Ecco, ci siamo capiti!

La saga si compone di nove volumi, per ora. Non mi stupirebbe se la Kinsella a breve scriverà il decimo.
In ordine sono:
• I love shopping (2000)
• I love shopping a New York (2001)
• I love shopping in bianco (2002)
• I love shopping con mia sorella (2004)
• I love shopping per il baby (2007)
• I love minishopping (2010)
• I love shopping a Hollywood (2014)
• I love shopping a Las Vegas (2016)
• I love shopping a Natale (2019)

Rebecca Bllomwood (detta Becky) vive a Londra e lavora come giornalista per un giornale che consiglia risparmio e investimenti sicuri. Unico problema: Becky ama fare shopping di alto livello e vestire firmata. Compra veramente di tutto: abiti, cosmetici, ma anche articoli per la casa, dolci e chi più ne ha, più ne metta.
Proprio grazie al mondo della finanza ha l’occasione di conoscere Luke Brandon, giovane e bello, che inizialmente si fa di lei l’idea di ragazza parsimoniosa e attenta alle spese.
Nel corso della saga i due convoleranno a nozze, con non poche difficoltà ed impedimenti. Becky scoprirà di avere una sorella avuta da una precedente relazione del padre. Avrà una bellissima bambina, Minnie. Andrà a vivere per un breve periodo in California. Una volta tornata a Londra dovrà “rimettere insieme la famiglia” organizzando uno sfavillante pranzo di Natale.

Di personaggi “stabili” non ne mancano: dal fidanzato/marito Luke, alla migliore amica di sempre Suze, dai genitori simpatici e amorevoli alla suocera algida e severa, dai vicini di casa stravaganti alla sorellastra.
Ma in ogni romanzo ne compaiono, ovviamente, moltissimi altri, tutti molto ben caratterizzati.

Essendo una saga, andrebbe letta in ordine, ma in realtà ogni volume è autoconclusivo. Nulla vieta di cambiare l’ordine, anche se così facendo potreste perdervi alcuni passaggi o riferimenti a fatti antecedenti.
La struttura di ogni volume è pressoché la stessa. Inizialmente sembra che a Becky vada tutto bene e che la sua bella vita non possa subire alcun tipo di cambiamento, quando poi il cambiamento arriva in maniera prepotente. Essendo una pasticciona di natura, Becky pur tentando di sistemare le cose, invece le peggiora e, come si suol dire finisce “dalla padella alla brace”. Ma grazie all’aiuto delle persone che le vogliono bene e anche grazie alle sue inventiva ed iniziativa (mette un grande entusiasmo in tutto ciò che fa) riesce sempre a cavarsela – aggiungerei dignitosamente.
I colpi di scena non mancano, così come la risata è sempre dietro l’angolo. L’happy end è d’obbligo, ma in fin dei conti è giusto che sia così.
Ogni tanto fa bene sognare e sperare che le cose volgano sempre per il verso giusto.

articolo e fotografia ©Francesca Numerati - 6 luglio 2020

linda

IL RAGAZZO NUOVO
Tracy Chevalier

Anticipo la recensione di oggi dicendo che io sono una fan sfegatata di Tracy Chevalier.
L’ho scoperta – come la stragrande maggioranza dei lettori, credo – grazie al suo best seller “La ragazza con l’orecchino di perla” (da cui, tra l’altro, è stato tratto l’omonimo film). E dopo averla scoperta, non l’ho più lasciata! È davvero una scrittrice che apprezzo molto. Si concentra più che altro su romanzi “storici”, ovviamente romanzandoli. Ma ciò che mi colpisce è l’analisi del contesto storico: è evidente che alla base dei suoi romanzi ci siano mesi e mesi di ricerche e studi perché la Chevalier non lascia nulla al caso.

Quello che però ha voluto fare con “Il ragazzo nuovo” è davvero originale. Infatti è il suo unico romanzo che si discosta dal suo genere storico. Con questo romanzo ha voluto rendere omaggio niente meno che al bardo, William Shakespeare, riproponendolo in una chiave moderna a dimostrazione che, benché si tratti di un’opera teatrale del 1603, tratti temi ancora attuali. È proprio il caso di dirlo: quattrocento anni e non sentirli!

Prendete "Otello" e trasportatelo negli anni Settanta. E fate in modo che i protagonisti siano niente meno che ragazzini di terza media. I nomi dei giovani cambiano ma in personaggi sono gli stessi:
- Otello diventa Osei, ragazzo del Ghana appena giunto nella nuova scuola;
- Desdemona è Dee, una bella ragazzina vivace che si prende una cotta per il nuovo arrivato;
- Jago è Ian, il bullo della scuola, subdolo e meschino;
- sua moglie Emilia è interpretata da Mimi, una ragazza timida, migliore amica di Dee;
- la prostituta Bianca è Blanca, la più carina della scuola abituata ad avere le attenzioni di tutti i ragazzi.;
- infine Cassio è Casper, il ragazzo più in gamba e brillante, quello che piace a tutte.
Lo schema è pressoché lo stesso della tragedia originale shakespeariana. La struttura del romanzo è interessante: infatti sembra divisa in atti (ricreazione, mensa...) e il tutto si svolge nell'arco di una sola giornata (proprio come stabilito dai dettami del teatro classico).
È possibile che dei ragazzini di tredici anni possano odiare e volere il male di qualcun altro fino a tal punto? Non ve lo dico. Ma termino dicendo che la Chevalier potrebbe aver cambiato il finale. Più o meno.

articolo e fotografia ©Francesca Numerati - 29 Giugno 2020

linda

LE MIE CENE CON EDWARD
Isabel Vincent

“Le mie cene con Edward” è un libretto di poche pagine da leggere tutto d’un fiato per passare uno o due pomeriggi in serenità. Di certo non entrerà mai nella lista dei grandi classici intramontabili che passano alla storia, ma sono convinta che entrerà dentro di voi stimolando la vostra sensibilità.
Questo romanzo mi è piaciuto per la sua semplicità e per l'idea di creare un'amicizia improbabile tra un 93enne e una giovane donna. Ma in fin dei conti la vita è imprevedibile e non si può sapere chi incroceremo nel nostro percorso o da chi potremo essere aiutati quando ne abbiamo bisogno. E in fin dei conti il bello è proprio questo!

Isabel si ritrova a fare un favore alla sua amica di sempre. Il padre di quest’ultima, Edward, è rimasto vedovo da poco e, dopo una vita vissuta con e per sua moglie Paula, le figlie temono che possa lasciarsi andare. Così Isabel decide di fargli visita di tanto in tanto.
L’uomo ha una grande passione per la cucina e invita occasionalmente Isabel a cena: ogni serata passata insieme è un tripudio di sapori e di gusti, ma anche di tanti consigli.
I due diventano amici e Edward introduce le sue cene con i racconti della sua vita. Isabel ne trae sempre una profonda morale che le consente di comprendere se stessa sempre meglio. La donna, infatti, è ai ferri corti con il marito dal quale sta divorziando.
I due protagonisti inizieranno a godere della reciproca compagnia e si aiuteranno a vicenda a riprendersi dai duri colpi che la vita ha servito loro.

Ho sempre pensato che cucinare per gli altri sia una grandissima e potentissima forma d’amore. Ed Edward, così attento al dettaglio e al desiderio di far assaporare nuovi piatti (sia semplici che ricercati) alla sua nuova amica, me ne ha dato un’ulteriore conferma.
Il pregio di questo romanzo è quello di iniziare ogni capitolo con il menù della serata (dall’antipasto al dessert), da cui si possono trarre veramente spunti eccezionali. Davvero originale. Sarebbe bello provare tutti quei piatti, ma non hanno pensato di mettere un ricettario in appendice.
Peccato!

articolo e fotografia ©Francesca Numerati - 22 Giugno 2020

linda

TETRALOGIA
Carlos Ruiz Zafón

Oggi vi propongo, con mio grande rammarico, un articolo extra su Carlos Ruiz Zafón, venuto a mancare prematuramente in data odierna.
Ho scoperto questo autore per caso quando, nel 2006, un caro amico mi disse:
“Fra’, hai mai letto niente di Zafón?”.
Ed io:
“Chi?”.
E il mio amico:
“Ma sì, Zafón, dai! Non puoi non aver mai letto nulla di Zafón!”
E così seduta stante mi accompagnò in libreria per regalarmi “L’ombra del vento” che mi conquistò completamente, tanto da diventare una fan dello scrittore spagnolo e leggere tutte le sue opere.

Nato a Barcellona e morto a Los Angeles a soli 55 anni dopo una dura lotta contro il cancro, Zafón è l’autore spagnolo contemporaneo più letto al mondo. Ha esordito nel 1993 come autore per una serie di libri destinata a bambini e ragazzi.

La narrativa per adulti arriva solo nel 2001 con il capolavoro “L’ombra del vento” che lo ha lanciato nel mondo degli scrittori di fama internazionale: 8 milioni di copie vendute, tradotto in ben 35 lingue e vincitore del Premio Internazionale Barry (per il miglior romanzo d’esordio). E scusate se è poco!
Vero amante della sua città, Barcellona, l’ha resa scenario delle avventure dei suoi personaggi. Di recente si era trasferito in California per lavorare nel cinema come sceneggiatore. Ma la città natale è rimasta sempre presente nelle trame dei suoi romanzi.

Il rapporto tra Zafón e i libri ha un che di salvifico, come se li considerasse magici e miracolosi – credenza che traspare molto bene nelle sue trame. Già in “L’ombra del vento”, infatti, lo scrittore utilizza l’espediente del libro ritrovato e inventa, niente meno, che il meraviglioso “cimitero dei libri dimenticati”.

Sul suo profilo Twitter ha scritto
"Ogni libro, ogni tomo che vedi ha un'anima. L'anima di chi l'ha scritto e l'anima di chi l'ha letto, vissuto e sognato".

Personalmente, credo che già in questo pensiero si celi un profondo amore per i libri: un oggetto apparentemente semplice, che in molti considerano obsoleto o addirittura sorpassato, ma che in realtà ha ancora tanto da offrire e regalare.

La bibliografia di Zafón annovera una decina di romanzi circa, ma oggi vorrei presentarvi il suo capolavoro: la tetralogia appartenente al cimitero dei libri dimenticati:
• “L’ombra del vento” (2002)
• “Il gioco dell’angelo” (2008)
• “Il prigioniero del cielo” (2011)
• “Il labirinto degli spiriti” (2016).
In quanto serie, inutile dire che va letta nell’ordine sopra indicato per poter capire veramente le vicende narrate. Una prima impressione potrebbe far credere che il secondo volume, “Il gioco dell’angelo”, sia scisso dagli altri e indipendente. Ma arrivati al quarto tomo, “Il labirinto degli spiriti”, troverete tutti i collegamenti necessari per comprenderne pienamente il nesso e l’importanza narrativa. Senza entrare troppo nel dettaglio, vi dico solo che il protagonista è un ragazzo di nome Daniel che vive nel 1945 a Barcellona, città a quel tempo reduce della guerra civile, del franchismo e della povertà. Suo padre, proprietario di una bottega di libri usati, lo accompagna alla scoperta del Cimitero dei Libri Dimenticati, luogo dove sono conservati centinaia di volumi destinati all’oblio. Qui Daniel sceglierà “L’ombra del vento” del misterioso autore Julián Carax.
Daniel si lascia trasportare dalla storia e vuole recuperare tutte le opere di Carax per poi capire che la sua è l’unica copia esistente al mondo. Infatti viene tallonato da un certo Laín Coubert che cerca le opere di Carax per darle alle fiamme. La cosa inizia a farsi più complicata quando quest’ultimo personaggio compare nelle opere di Carax ricoprendo i panni del Diavolo in persona.
Nel frattempo Daniel cresce, si innamora di Beatriz, conosce il simpaticissimo Fermín Romero de Torres (che nel quarto tomo sarà il vero protagonista) e molti altri personaggi fondamentali per comprendere il mistero dietro le pagine di Carax.
A voi svelare l’arcano.

articolo e fotografia ©Francesca Numerati - 19 Giugno 2020

linda

LE INVISIBILI FURIE DEL CUORE
John Boyne

Sicuramente conoscete John Boyne grazie al celebre romanzo “Il bambino con il pigiama a righe”, grazie al quale ha raggiunto fama mondiale e dal quale hanno anche tratto l’omonimo film.
Senza nulla togliere all’intensità e alla bellezza di questo romanzo, tuttavia mi sento in dovere di consigliarvi “Le invisibili furie del cuore” - letto quasi per caso – che mi ha letteralmente conquistata e che ho divorato.
Tanto per cominciare il titolo del romanzo è un omaggio al poeta britannico Auden che scrisse “La vita ha reso palesi sul suo viso le invisibili furie del cuore”.
Auden era omosessuale e non è un caso che Boyne l’abbia voluto omaggiare. Infatti “Le invidibili furie del cuore” narra la vita di Cyril, giovane irlandese che nel corso del tempo scopre la propria omosessualità.
Il romanzo, a mio avviso veramente eccezionale, smaschera i punti deboli della società irlandese, infarcita di pregiudizi e succube della Chiesa: come sostiene il dottor Dourish – uno dei personaggi - “non ci sono omosessuali in Irlanda”.

Cyril Avery nasce nel 1945 a Dublino, in una Irlanda ferocemente cattolica, chiusa e restia al cambiamento.
Figlio illegittimo di una ragazza madre, viene dato in adozione, anche se nel corso della sua vita avrà l'occasione di incrociare di tanto in tanto la madre biologica, senza però conoscerla.
Cyril bambino intuisce di essere omosessuale quando conosce Julian, suo coetaneo eterosessuale, ossessionato dal sesso fine a sé stesso e fortemente omofobo.
Cyril ventenne decine di "scappare" ad Amsterdam dove incontra Bastiaan, grande amore della sua vita.
Cyril giovane uomo vive a New York dove si prende cura dei malati di AIDS, negli anni in cui si pensava (a torto) che fosse la "malattia dei gay".
Cyril adulto torna in Irlanda nella speranza che il suo Paese sia cambiato e sia evoluto.
È una magnifica storia di amore, di accettazione, di tolleranza, di modernità.

A proposito di ipocrisia e pregiudizi, di “bigottismo” e falso perbenismo, mi è venuto in mente anche quel capolavoro filmico che è “Magdalene” (anno 2002): una cruda e dura denuncia delle Case Maddalene che spopolavano in Irlanda, l’ultima delle quali fu chiusa solamente a metà degli anni Novanta.

articolo e fotografia ©Francesca Numerati - 15 Giugno 2020

linda

LA MORBIDEZZA DEGLI SPIGOLI
Keith Stuart

“La morbidezza degli spigoli” – titolo che in sé sembrerebbe un ossimoro – mi è stato consigliato da una conoscente il cui figlio è autistico. Non ero molto dell’idea di leggerlo, e l’ho fatto più per cortesia che per convinzione.
E mi sono dovuta ricredere!
Mi trovata tra le mani un romanzo molto tenero e intenso, che vuole mostrare l’importanza di cambiare prospettiva nei momenti difficili della vita, della necessità di trovare nuove soluzioni e alternative.
L’autismo non è l’unico tema trattato. Ci vengono presentate anche le problematiche della relazione di coppia, del rapporto tra genitori e figli, del lutto, della scuola, dell’amicizia e dell’innamoramento.
Il titolo originale del romanzo è “A boy made of blocks” (Un ragazzo fatto di blocchi) è sicuramente meno poetico della traduzione italiana, ma decisamente più pertinente: infatti il protagonista, bambino autistico, ha una passione per un videogame che permette di realizzare magnifiche costruzioni.
Lo scrittore Keith Stuart mette nero su bianco la propria esperienza personale vissuta con suo figlio, affetto da autismo, e vuole far emergere l’utilità di questo videogame che, nel suo caso, si è rivelato un potentissimo strumento relazionale, che gli ha consentito di condividere col figlio momenti di vita altrimenti impensabili.

È la storia di un giovane padre, Alex, e del suo bambino autistico Sam, del loro rapporto e della incapacità (nonché paura) del genitore di affrontare tale situazione.
Il tema è molto delicato, ma il tutto viene raccontato in maniera scorrevole senza trascurare un tono di leggerezza. Ci sono passaggi molto toccanti e commoventi, altri più tragi-comici e quasi paradossali che, tuttavia, rendono l'idea di ciò che possano vivere genitori nella stessa circostanza del protagonista.

La seconda metà del romanzo, inoltre, mi ha ricordato molto un film del 1989, "Il piccolo grande mago dei videogames". Sarei curiosa di sapere se l'autore l'abbia visto oppure se le somiglianze tra film e libro siano puramente casuali.

articolo e fotografia ©Francesca Numerati - 8 Giugno 2020

linda

LA LIBRERIA DEI NUOVI INIZI
Anjali Banerjee

Ciò che succede in questo romanzo è probabilmente il sogno segreto di qualsiasi lettore: poter sentire le voci dei più grandi scrittori del passato e addirittura incontrarli.

“La libreria dei nuovi inizi” è scorrevole, ha un tono fresco e allo stesso accattivante.
La storia alla base è originale, ma all’interno cela un’altra storia – d’amore: vengono messi in evidenza i valori della famiglia, della generosità dell’empatia nei confronti del prossimo, senza tralasciare la passione per la lettura.
Oserei dire che la lettura in sé, l’amore per i libri, sia uno dei protagonisiti del romanzo.

Perché è proprio grazie ad essa che il lettore riesce a scoprire nuovi mondi e a cionoscere meglio e più a fondo se stesso. Jasmine reduce di un divorzio e con la vita (e il cuore) ancora a pezzi, si ritrova di punto in bianco a dover gestire la decadente - e magica - libreria della zia Ruma. Ma i suoi locali polverosi racchiudono niente meno che gli spiriti dei più grandi scrittori.
Così Jasmine incontrerà, con estrema sorpresa, Jane Austen, Allan Poe, Dickinson e molti altri. E se Julia Child le consentirà di accontentare anche le signore più esigenti in cucina, come potrà Jasmine resistere alle suadenti parole di Neruda, deciso, a quanto pare, a spingerla tra le braccia di un affascinante sconosciuto?
Tutti questi spiriti la aiuteranno a ricucire i suoi sentimenti e le insegneranno ad andare avanti perché non tutto è perduto.

"La libreria dei nuovi inizi" è una commedia romantica, ma anche un omaggio al potere della letteratura. In un buon libro, infatti, si trova di tutto: emozioni, incontri e risposte che possono anche cambiare la vita.

articolo e fotografia ©Francesca Numerati - 1 Giugno 2020

linda

I GOLDBAUM
Natasha Solomons

Questo romanzo si ispira vagamente alla celebre famiglia dei Rothschild, di origine ebraica estesasi in tutta Europa e diventata il simbolo dell’alta finanza.
Ma in realtà l’aspetto economico è solo un pretesto per presentare i membri dei Goldbaum inserendoli nel contesto storico di inizio Novecento. La finanza c’entra eccome, ma passa in secondo piano per dare spazio ai sentimenti nascenti tra la protagonista, Greta, e suo cugino Albert. Oggi mi sento romantica e quindi vi propongo una storia d’amore d’altri tempi con il primo conflitto mondiale come sfondo.

Vienna. 1911.
I Goldbaum sono una famiglia di banchieri che hanno "conquistato" l'Europa aprendo filiali non solo in Austria, ma anche in Francia, Svizzera ed Inghilterra.
Il segreto del loro potere? Far in modo che il loro patrimonio resti sempre in famiglia.
È così che Greta, giovane e bella austriaca, deve sposare il cugino inglese, Albert, conosciuto il giorno stesso delle nozze, per garantire continuità al nome e al potere dei Goldbaum.
Trasferitasi in Inghilterra, la giovane non si sente a proprio agio. In più il matrimonio tra i due giovani all'inizio è un completo fallimento e nasce anche una leggera antipatia e insofferenza reciproca. Tuttavia col tempo gli sposi cominciano lentamente ad avvicinarsi e a conoscersi. Proprio sul più bello scoppia la prima guerra mondiale che fa vivere Greta, austriaca, come nemica in Inghilterra.
Il marito Albert e l'adorato fratello Otto, col quale Greta ha un rapporto viscerale, sono costretti a partire per il fronte lasciandola sola. Ci sarà spazio per il lieto fine? “

I Goldbaum” sicuramente non è un romanzo che entrerà mai a far parte della grande letteratura mondiale, ma è ben scritto e scorrevole e sicuramente può essere considerato una piacevolissima lettura, soprattutto per i più romantici o sognatori.
Interessante è vedere l’evoluzione nel personaggio di Greta: inizialmente frivola, volubile e capricciosa, la giovane con il tempo diventa migliore. Nonostante le malvagità e le brutture della guerra, ha la fortuna di vivere al riparo e da privilegiata. Tuttavia cambia e cresce. Impossibile non instaurare con lei, fin da subito, una forte empatia.

articolo e fotografia ©Francesca Numerati - 25 maggio 2020

linda

IL GRANDE INVERNO
Kristin Hannah

Ho scoperto Kristin Hannah qualche anno fa quasi per caso, attratta dalla copertina di un suo romanzo (“L’usignolo”). Ebbene, lo confesso: mi faccio sedurre dalle copertine!
Leggendo quel romanzo, mi sono convinta anche della bravura della scrittrice tanto da replicare l’esperienza con “Il grande inverno”. L’ho trovato molto bello sia per le tematiche trattate sia per la capacità nel descrivere – e far sognare - terre lontane.
Tutti i personaggi sono ben delineati e, dal momento che le vicende narrate nel romanzo ricoprono più anni, li vediamo cambiare e maturare sotto i nostri occhi.
A mio parere “Il grande inverno” è un romanzo toccante ed intenso che affronta argomenti scottanti ma con eleganza ed estrema sensibilità. Hannah sa entrare nell'animo del lettore e riesce a trasmettere tutta l'inquietudine dei suoi personaggi.

La famiglia Allbright - composta dal padre Ernt (veterano del Vietnam), la madre Cora e Leni, la figlia tredicenne - giunge in Alaska negli anni Settanta.
Ernt è convinto che la nuova terra potrà offrirgli ciò che non è riuscito a trovare fino a quel momento altrove; Cora è pronta a sacrificarsi per il suo uomo mettendo da parte se stessa; Leni è in piena adolescenza e sogna un futuro migliore.
Certo è che l’Alaska non è esattamente il posto più ospitale del pianeta, soprattutto quando si avvicina l’inverno – periodo in cui una notte può durare anche diciotto ore. A scuola, ad esempio, Leni non imparerà la storia americana, ma viene insegnato a fare provviste per affrontare i mesi più duri o a lottare contro un orso.
Con l’arrivo della stagione fredda sembra che anche i cuori dei protagonisti si inaridiscano tanto che il già precario equilibrio della famiglia Allbright inizia a vacillare. Madre e figlia si ritroveranno così da sole a gestire una situazione che sembra non avere vie d’uscita, ma che allo stesso le unirà e le renderà più forti e pronte a tutto per affrontare la natura selvaggia e le paure dell’animo umano.
La storia copre un arco temporale di circa dieci anni mostrando le insidie di questa terra insolita, ma anche le sue bellezze. In pochi infatti sopravvivono alla vita in Alaska. Ma chi ci riesce non può più farne a meno.

Terminata la lettura verrà voglia di prenotare un viaggio in Alaska – semmai in estate, mio consiglio personale – e scoprire questa terra affascinante e ricca di bellezza e di libertà.
Leggendo questo romanzo mi è tornato alla mente quel bellissimo film che si intitola “Into the wild” (regia di Sean Penn) e che consiglio a tutti di vedere.
In entrambi si delinea una visione romantica del contatto con la natura, che attrae ma allo stesso tempo incute timore, risultando non completamente accessibile ma che spinge ad esplorarla.

articolo e fotografia ©Francesca Numerati - 18 maggio 2020

linda

VITA DOPO VITA
Kate Atkinson

Vi è mai capitato di incontrare una persona per la prima volta e avere la sensazione di conoscerla già? O, guardando un oggetto, collegarlo a qualcosa che apparentemente potrebbe sembrarvi una novità ma che in cuor vostro è come se l’aveste sempre avuto?
“Vita dopo vita” prova a dare un senso a questi strani fenomeni che possono accadere narrando la vita di Ursula, la protagonista, che si ritrova a vivere continuamente delle specie di sliding doors.

Appena nata, Ursula Todd muore immediatamente con la gola stretta dal cordone ombelicale.
Subito dopo rinasce, la gola è stretta dal cordone ma il medico è presente e la salva. Tuttavia a quattro anni annega nell’oceano sotto gli occhi dei genitori.
Nella terza vita, si ritrova a passeggiare su una spiaggia lungo l’oceano e vorrebbe fare un bel bagno, ma un sesto senso la trattiene dal tuffarsi e rinuncia. Qualche anno dopo morirà di influenza spagnola.
Quattro volte.
A ventidue anni il marito violento e possessivo la ucciderà.
A trent’anni, passeggiando per strada, incontrerà nuovamente il marito che, colpito dalla sua bellezza, le rivolgerà la parola. Ma Ursula avvertirà fastidio e paura nel tono della sua voce e preferirà non farne la conoscenza. Poco dopo, però, morirà durante il bombardamento tedesco su Londra.
E via dicendo…
Vita dopo vita Ursula vedrà un pezzettino in più, avrà sempre un’altra possibilità per andare avanti, per cambiare il proprio destino.

Ho considerato fin da subito questo romanzo come un piccolo capolavoro, una sorta di monito a non darsi per vinti quando le cose vanno male. L'idea che dopo la morte tutto possa ricominciare da capo ha un che di salvifico, ma anche consolatorio. Non sarebbe bellissimo se avessimo la possibilità di rivivere le nostre vite finché non "viene bene"? Non sarebbe bello sapere di poter porre rimedio, nella prossima vita, a qualcosa di sbagliato che abbiamo commesso ora nella vita presente?
Ovviamente senza averne memoria, ma con dei déjà-vu qua e là.
Cosa fareste voi se aveste questa opportunità? Se fosse possibile modificare il futuro visto che se ne conoscono tutte le opzioni a disposizione, e non solo? In fin dei conti è come avere una seconda possibilità eterna, ma traendo insegnamento dagli errori del passato, anche con l’obiettivo di diventare persone sempre migliori.

articolo e fotografia ©Francesca Numerati - 11 maggio 2020

linda

LA TRILOGIA DELLA BIBLIOTECA
di Glenn Cooper

Quella che vi presento oggi è niente meno che una trilogia. Perché parlare di un solo romanzo quando si può farlo di tre?
L’autore, Glenn Cooper, ha riscosso particolare successo soprattutto in Italia proprio grazie a questa avventurosa trilogia che raccomando a tutti.
Lui è un uomo straordinario e polivalente: scrittore, sceneggiatore, produttore cinematografico, medico e dirigente d'azienda statunitense. Insomma, chi più ne ha, più ne metta!
I suoi romanzi hanno generalmente radici in eventi storici del passato. Cooper, infatti, è affascinato dalla storia e sceglie spesso di scrivere di luoghi e persone realmente esistiti. Inoltre, tutti i suoi libri trattano grandi tematiche filosofiche, esplorano il destino e la predestinazione, la natura il male, la concezione della vita nell'aldilà e la relazione tra scienza e fede. Il suo stile è stato talora paragonato a quello del ben più noto Dan Brown poiché i suoi romanzi sono dei veri e propri page turner da divorare tutti d’un fiato.

Come anticipato, oggi parleremo di una trilogia e, come tale, andrebbe letta rigorosamente in ordine per poter comprendere appieno la storia.

I tre volumi sono:

1. LA BIBLIOTECA DEI MORTI (2009)
New York. Giorni nostri.
Will Piper è un detective dell’FBI prossimo alla pensione. Insieme alla giovane collega Nancy Lipinski tenta di risolvere il caso di un serial killer soprannominato Doomsday (Giorno del Giudizio): l’assassino, infatti, ha l’abitudine di inviare alle sue vittime una cartolina in cui indica il giorno in cui esse moriranno, fatto che poi si verifica puntualmente.
Dopo una serie di vicende, si viene a scoprire che nell’Area 51 è celata una immensa biblioteca di retaggio medievale che indica la data di nascita e di morte di tutti gli esseri umani che sono passati sulla Terra, inclusi coloro che devono ancora nascere. Ma questo lunghissimo elenco termina con l’anno 2027, data accanto alla quale compare la scritta Finis dierum (la fine dei giorni). Che sia il giorno del giudizio?

Isola di Wight. Medioevo.
In un convento una serie di monaci sono dediti alla scrittura di antichi codici. Tra di loro c’è un giovane taciturno e molto strano che, a differenza degli altri, passa le giornate a scrivere nomi, date di nascita e date di morte ininterrottamente.
Quale sarà il collegamento tra i monaci e Will Piper?
A voi scoprirlo!!!

2. IL LIBRO DELLE ANIME (2010)
New York. Giorni nostri.
Will Piper finalmente è in pensione, ma non è soddisfatto di come si sia conclusa la sua ultima indagine su Doomsday. Tuttavia viene coinvolto nella ricerca dell'unico volume della Biblioteca dei Morti ancora non occultato nella segretissima base militare nota come Area 51.
Una volta raggiunta l’Inghilterra, Piper trova un sonetto scritto a mano personalmente da Shakespeare e ha così inizio un'intrigante caccia al tesoro.

Inghilterra. Medioevo.
Il libro dei morti scritto dal monaco taciturno è stato bruscamente interrotto per misteriose ragioni, ma in realtà sarebbe dovuto andare avanti. Forse in eterno?
Ce la farà Piper a trovare il volume mancante e risolvere l’enigma?

3. I CUSTODI DELLA BIBLIOTECA (2012)
New York. Anno 2026.
Ormai manca poco al fatidico Finis dierum e Will Piper vuole fare chiarezza sulla faccenda. L’unica soluzione è tornare in Inghilterra all’abbazia di Vectis e risolvere il caso una volta per tutte perché, secondo Piper, solo così potrà scoprire la verità.

Non voglio spoilerare troppo e quindi non entro nel dettaglio, ma resto abbastanza sul vago. Ma vorrei suscitare in voi la curiosità e farvi diventare fans di Glenn Cooper, come lo sono io.
Tra l’altro Glenn viene spesso in Italia a presentare i suoi romanzi ed io ho già avuto il piacere di incontrarlo due volte. È estremamente amichevole con i suoi fans e, se lo contattate sulla sua pagina Facebook o Instagram, sappiate che è lui in persona a rispondervi. Non è certo da tutti! Ma da una persona che ha chiamato il proprio cane Dante, e ve lo farà conoscere, si possono ricevere solo belle sorprese!

articolo e fotografia ©Francesca Numerati - 4 maggio 2020

linda

IL SIGNORE DELLE MOSCHE
di William Golding

La prima volta lessi questo romanzo ai tempi del liceo su suggerimento del migliore amico di sempre. Per me "Il signore delle mosche" fu una rivelazione e mi piacque tantissimo, a tal punto da farlo rientrare nella mia top 10.
Ora a distanza di un paio di decadi ho voluto riprenderlo in mano per vedere se il mio punto di vista e la mia percezione siano cambiati. Posso confermare la mia prima impressione: è un romanzo intramontabile e resterà per sempre nella mia top 10.

Anni 50.
Un aereo precipita su un'isola disabitata nel cuore dell'Oceano Pacifico. Si salvano solo dei ragazzi dai 12 anni fino ai più piccoli di 5-6 anni.
Tra i grandi figurano Ralph (bello e carismatico), Piggy (così soprannominato per essere cicciottello, ma è il più saggio di tutti), Simon (che gli altri considerano mezzo matto, ma in realtà potrebbe soffrire di epilessia), Jack (coraggioso ma troppo impulsivo) e Roger (violento e imprevedibile).
Ralph viene nominato unanime come capo dei ragazzi. Consigliato da Piggy, decide che la cosa più importante è quella di accendere un fuoco così che il fumo possa essere visto da eventuali navi di passaggio. Nel frattempo Jack, Roger e molti altri vengono scelti per essere i cacciatori e procurare cibo per tutti.
Inizialmente le cose sembrano andare bene e i giovani cercano di ricreare una comunità come "quella dei grandi", ma col tempo Jack instaura una lotta di potere con Ralph che sfocerà nel degrado più totale.
A peggiorare le cose ci si mettono i piccoli del gruppo che sostengono di aver visto una Bestia aggirarsi sull'isola.
Jack decide di andare a caccia di questa presenza oscura. Così uccide una scrofa e ne infilza la testa su un palo come esca per la Bestia. Ma la testa dell'animale si ricopre di mosche. Quell'immagine raccapricciante è la metafora della corruzione dell'animo umano, per sua natura crudele e volto al male.
I ragazzi iniziano a fare la guerra tra le due fazioni che si sono create, con a capo Ralph da una parte e Jack dall'altra. Purtroppo arriveranno anche a commettere degli omicidi. E la sola speranza che rimane è di essere salvati prima che sia troppo tardi.

Il tema predominante del romanzo è la visione pessimista sulla concezione dell’uomo, visto come intrinsecamente “cattivo” sia in natura che in società. Inoltre il romanzo sancisce la fine dell’era dell’adolescenza e dell’innocenza. È una sorta di passaggio all’età adulta, cinica e meschina. Lo stesso Golding scrisse: “L’uomo produce il male come le api producono il miele”.

Per me "Il signore delle mosche" è e sarà sempre un capolavoro indiscusso che tutti dovrebbero leggere almeno una volta nella vita.

articolo e fotografia ©Francesca Numerati - 27 aprile 2020

linda

TI REGALO LE STELLE
di Jojo Moyes

Jojo Moyes è una delle mie autrici contemporanee preferite.
Scrittrice e giornalista londinese, ha raggiunto la fama mondiale grazie al bestseller “Io prima di te”, che è diventato anche un film nel 2016 con un cast stellare. Benché “Io prima di te” sia indubbiamente un bellissimo romanzo – e per inciso è il primo capitolo di una trilogia – non è il romanzo migliore della Moyes. A mio avviso ce ne sono altri decisamente migliori.
Ma oggi non sono qui a parlarvi di nessuno di essi, bensì vi recensirò la sua ultima opera uscita nelle librerie durante le ultime vacanze di Natale, quindi potrete procurarvela facilmente.

“Ti regalo le stelle” è una interessante storia vera accaduta in Kentucky negli anni Trenta del 1900.
Alice arriva in America dall'Inghilterra per sposare Bennet, sperando che la nuova vita in un nuovo continente sia più emozionante di quella vecchia. Ma ahimè sembra che il suo destino sia quello di trascorrere interi pomeriggi circondata da vecchie zie a prendere il tè.
O almeno così è finché Alice non incontra la ribelle Margery, di sangue cherokee, e altre ragazze del villaggio, con le quali lega immediatamente. Tutte insieme decidono di avviare una biblioteca ambulante. Ed eccole che cavalcano nelle praterie americane raggiungendo piccoli villaggi con l'obiettivo di far scoprire la letteratura e il suo potere salvifico a contadini ed allevatori.
Tutto sembra andare a gonfie vele, ma piano piano il rapporto tra Alice e Bennet si incrina, poiché il marito non vede di buon occhio la nuova vita della moglie che sta diventando sempre più intraprendente ed autonoma.
A peggiorare le cose, Margery viene accusata niente meno che di omicidio. Infatti viene trovato un cadavere colpito alla testa da un volume di "Piccole donne". Ma la giovane sarà davvero colpevole oppure c'è di mezzo lo zampino di qualche pezzo grosso che non vede di buon occhio questa biblioteca ambulante gestita, per di più, da donne?

Ho trovato questo romanzo davvero gradevole e scorrevole, incentrato sull'amore per i libri ma anche sull'amicizia femminile, che è un tema a me molto caro ma, stranamente, poco trattato in letteratura.
Un’altra trovata carina della Moyes è iniziare i capitoli con delle note introduttive. In questo romanzo troviamo degli estratti presi dalla “Guide to Kentucky”, redatta proprio all’inizio del ventesimo secolo: alcuni pensieri oggi sembrano assurdi e, se mi consentite l’espressione, “fuori dal mondo”. Tuttavia li trovo “illuminanti” anche per scoprire una nuova cultura e perché reputo che il retaggio sia di fondamentale importanza. Non bisogna mai dimenticare chi eravamo. Comunque per me “Ti regalo le stelle” è consigliatissimo.
Spero piaccia anche a voi.

articolo e fotografia ©Francesca Numerati - 20 aprile 2020

linda

TRILOGIA DELL’AMICIZIA
di Luis Sepùlveda

Con infinito dispiacere il giorno 16 aprile 2020 lo scrittore cileno Luis Sepúlveda ci ha lasciati dopo aver tentato di lottare, invano, contro il Coronavirus.
Delle sue numerose opere ammetto di aver letto solo la “Trilogia dell’amicizia”, spinta più dalla curiosità di conoscere questo autore che per lungo tempo non avevo preso in considerazione. Mi ero lasciata trasportare dal pregiudizio – sciocco, oserei aggiungere - che i suoi fossero solo libri per ragazzi.
Le sue sono favole a tutti gli effetti e, in quanto tali, sanno raccontare verità assolute con un linguaggio semplice ed accessibile a tutti. Sepúlveda sa mettere in luce il sentimento dell’amicizia, i rapporti umani e le grandi storie universali personificando gli animali.

Il colpo di genio lo ebbe nel 1996 con “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”. Il successo fu tale che ne fu tratto anche un film d’animazione che, se non lo conoscete, vi consiglio di recuperare, come abbiamo già suggerito di fare ieri in questa pagina. La favola racconta dell’incontro fortuito tra il gatto Zorba e un gabbiano in punto di morte. Quest’ultimo affida al felino il suo preziosissimo uovo in procinto di schiudersi. Zorba così si ritrova improvvisamente “padre” di una gabbianella – battezzata Fortunata - e deve insegnarle niente meno che a volare. L’impresa è ardua e Zorba dovrà chiedere aiuto ai suoi amici gatti che si sono affezionati alla nuova arrivata.
Nella raccolta che vi propongo oggi vi sono anche due favole più recenti:
• “Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico” - Mix è un gatto anziano e cieco che vive in solitudine poiché il suo padrone è dedito al lavoro. L’animale però vuole dimostrare al suo umano di essere ancora utile e si mette a “difendere” la dispensa della cucina da eventuali topi, benché non si siano mai visti. Un giorno un topino si presenta veramente e il gatto, anziché aggredirlo, inizia a parlargli e a consentirgli di mangiare i cereali del padrone. Tra i due nascerà una splendida amicizia.
• “Storia di una lumaca che scoprì l'importanza della lentezza” - la protagonista è una lumaca stanca della sua vita lenta e ripetitiva. L’animale decide di iniziare un viaggio verso la libertà, alla ricerca di nuovi stimoli e nuovi orizzonti. Lungo il tragitto conoscerà una tartaruga e un gufo che l’aiuteranno a prendere una maggiore coscienza di sé e ad apprezzare le sue qualità.

Raccontare favole attraverso animali personificati è prassi ormai consolidata da tempo, come hanno già testimoniato Esopo (tra 600 e 500 a.C.) e più tardi Jean La Fontaine nel XVII secolo. La differenza sostanziale consiste nel fatto che i grandi del passato lo facevano a fini didattici e moralistici - anche e soprattutto considerando le epoche in cui vissero (La Fontaine, ad esempio, attraverso gli animali rappresentava personaggi illustri del suo tempo, non potendolo fare apertamente) - mentre gli animali di Sepúlveda si fanno portavoce dei sentimenti – quelli belli e positivi – dell’essere umano, come un monito ad accrescerli e a enfatizzare il bello che c’è in noi.

articolo e fotografia ©Francesca Numerati - 17 aprile 2020

linda

LA TUA SECONDA VITA COMINCIA QUANDO CAPISCI DI AVERNE UNA SOLA
di Raphaëlle Giordano

In questi giorno stiamo tutti vivendo forzatamente chiusi in casa e – diciamocelo apertamente – la quarantena non piace a nessuno. C’è chi cerca di prenderla positivamente, chi invece proprio non ci riesce e tende a vedere tutto in maniera negativa.
Quindi ho pensato di suggerirvi questo romanzo, di per sé molto semplice e scorrevole - quella che io definirei “lettura passatempo” – per tirarvi su di morale.
Infatti “La tua seconda vita comincia quando capisci di averne una sola” vuole essere un inno alla positività, spinge a vedere il bello in ogni cosa o comunque a capire che, benché stiamo vivendo un periodo buio che ci sembra non finire mai, in realtà c’è sempre una via di uscita.
È come se ci dicesse che non è mai troppo tardi per essere felici e contenti di ciò che abbiamo, anche perché talora basta guardare le stesse cose da un’altra angolazione per scoprirle come se fossero completamente nuove.

Camille è una giovane donna, madre e moglie, lavoratrice e apparentemente non le manca niente. Ma solo perché abbiamo tutto significa che siamo veramente felici ed appagati?
Per una serie di concause ha un crollo nervoso in una di quelle giornate in cui va tutto storto (a chi non è mai capitato?), ma proprio nel momento peggiore ha modo di incontrare Claude, che di professione è abitudinologo.
Infatti pare che esista una recente disciplina nota come abitudinologia. Abbiamo la nostra vita, ci piace, non ci manca niente, ma tuttavia viviamo dei momenti “down” o ci sentiamo infelici. Perché ciò accade se abbiamo tutte le carte in tavola per essere felici? Significa che non siamo soddisfatti o siamo annoiati da noi stessi? Non si tratta di vera depressione, ma di assuefazione all’abitudine. Ci siamo adagiati nella nostra “comfort zone” che ci ha risucchiati senza nemmeno che ce ne accorgessimo. Ed è proprio ciò che è capitato a Camille.
Grazie all'aiuto di Claude, la donna cerca di riprendere le redini della propria vita provando a cambiare l'idea che ha di sé seguendo una serie di "esercizi" ad hoc e cercando di dare una svolta completamente nuova a tutto. Il percorso non sarà semplice, anche perché dovrà scontrarsi con il marito restio a questo cambiamento della moglie, come se la giudicasse sciocca nel poter “cambiare l’abitudine”.
Ma Camille non si dà per vinta e continuerà nel suo intento, decisa a migliorare se stessa e a ritrovare quel benessere ormai da lungo tempo assopito. Il finale, inoltre, è una vera sorpresa.

Ho trovato questo romanzo davvero gradevole. È inevitabile cedere di tanto in tanto e sentirsi “non appropriati”, ma bisogna trovare il modo di risollevarsi sempre. L’importante è fare un poco alla volta, perché solo passo dopo passo si può arrivare in cima alla montagna. Così facendo, nessuna vetta sarà mai irraggiungibile.
Mi è piaciuto fin da subito il messaggio che il libro vuole trasmettere, forse perché sono il tipo di persona che tende a vedere il bicchiere mezzo pieno e credo che in tutte le cose ci sia del bello e del buono: sta a noi saperlo trovare e beneficiarne.
Inoltre confesso che ho provato a fare alcuni degli "esercizi" suggeriti a Camille e hanno funzionato anche con me. Però… silenzio… non ditelo a nessuno: è un segreto tra me e voi!

articolo e fotografia ©Francesca Numerati - 13 aprile 2020

linda

NINFEE NERE
di Michel Bussi

Inizia oggi la mia avventura per CineSmania.
Da accanita lettrice quale sono, confesso di aver avuto difficoltà nello scegliere il libro “di lancio”. Per un bel po’ di giorni mi sono arrovellata domandandomi “Con quale cominciare?”
Avrei potuto esordire con un grande classico.
Oppure il mio libro del cuore, anche se ce ne sono talmente tanti che sarebbe stato ancora più complicato.

Alla fine ho optato per un romanzo contemporaneo che ho apprezzato molto. Si tratta di “Ninfee nere” di Michel Bussi, professore di geografia all’università di Rouen e autore francese poliedrico che sa regalare storie incredibili dal punto di vista della trama, lasciando il lettore col fiato sospeso dalla prima all’ultima pagina. In più ha oggettive doti letterarie, cosa non così scontata, il che non guasta affatto.

“Ninfee nere” è ambientato nel bel paesino francese di Giverny in Normandia, dove visse il celeberrimo pittore impressionista Claude Monet noto, per l’appunto, per le migliaia di tele che rappresentano le ninfee. Per inciso - e si tratta di un mio consiglio personale - se avete l’occasione programmate un viaggetto a Giverny. Io ci sono stata qualche anno fa e me ne sono innamorata perdutamente. È possibile visitare la villa dove visse l’artista, così come anche i magnifici giardini, incluso il famoso laghetto delle ninfee col ponticello da attraversare. Un posto bucolico dove lasciare il cuore.

Le vicende ci vengono presentate da tre punti di vista tutti femminili. In primis abbiamo un’acida ma simpatica vecchietta, il cui nome non ci viene mai rivelato. Trascorre le giornate osservando (o spiando?) il via e vai del villaggio, gli abitanti che conosce da sempre così come i turisti occasionali.
Finché un giorno non arriva Sérénac per investigare sulla morte di un uomo. Durante le indagini l’ispettore ha l’occasione di incontrare la maestra del villaggio Stéphanie - che ci regala il secondo punto di vista della storia - giovane e bella donna ingabbiata in un matrimonio infelice che la sta spegnendo poco a poco. Il fatto che Sérénac sia estremamente interessante e carismatico non aiuta la situazione privata di Stéphanie, che sembra cedere al suo fascino.
Dulcis in fundo la terza voce narrante è di una ragazzina di undici anni, la dinamica e creativa Fanette, appassionata di pittura e con evidenti doti artistiche tant’è che la maestra vorrebbe iscriverla a un concorso per giovani talenti. Fanette ama passare il tempo con i suoi amichetti Paul e Vincent, almeno fino a quando una tragedia incombe sulle loro vite spensierate di bambini.

Le tre narrazioni si incastrano in maniera magistrale e con estrema armonia, dando origine a una storia avvincente e ricca di colpi di scena. Il pregio di Michel Bussi, del quale ho letto anche altri romanzi, è quello di far credere determinate cose al lettore per poi stravolgerle e sovvertirle completamente lasciando di stucco chiunque.
Non vi svelerò mai il finale del romanzo. Dovrete scoprire da soli l’assassino in questo incastro perfetto di mistero, suspense, enigma ed emozioni.

Il romanzo è disponibile in tutte le librerie per Edizioni E/O, ma anche acquistabile online.
Nella speranza di avervi incuriosito, non mi resta che augurarvi buona lettura!

articolo e fotografia ©Francesca Numerati - 6 aprile 2020

linda

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